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domenica 2 novembre 2008

30 Ottobre a Verona

La mobilitazione del 30 ottobre 2008 è stata a Verona un evento grande, perchè partecipato e pacifico, e bello, perchè giovane e allegro: 2500- 3000 autorganizzate/i studentesse/i di scuole superiori e universistà, ricercatori e ricercatrici, docenti hanno detto NO ai provvedimenti del governo che vogliono distruggere (e non migliorare) l’istruzione pubblica italiana. L’occupazione di piazza Dante con lezioni all’aperto ed interventi pubblici organizzata da studentesse/i e insegnati delle superiori si è unita al corteo partito dall’università, formato a sua volta da studenti, docenti e
ricercatori dando vita ad un fiume che ha riempito di contenuti e colori il centro della nostra Città.
“Noi non siamo contro la scuola, noi siamo la scuola!” era uno degli slogan scanditi ed infatti in questa giornata la piazza è stata di chi ritiene importante e indispensabile, la scuola come veicolo di cultura che è elemento di crescita e miglioramento personale; di chi non sopporta che il governo faccia cassa taglianodo i fondi per l’istruzione pubblica, diminuendo le ore di lezione,facendo salire le tasse, precarizzando e tagliando i posti di lavoro, chiudendo istituti interi… in poche parole disarticolando e deprimendo l’intero universo pubblico e formando una scuola per pochi, per chi se la può permettere.

È chiaro che a Roma dopo le settimane di mobilitazioni ed a Verona, dopo la festosa, colarata e pacifica, invasione di piazza Bra chi comanda non potrà, com’è accaduto fino ad ora, far finta di niente negando la democrazia e la libertà su cui si fonda ancora il nostro Paese e la nostra comunità: questo movimento spontaneo và ascoltato!

Il Partito della Rifondazione Comunista ed i/le Giovani Comuniste/i hanno avuto il piacere di entrare nel flusso spontaneo di questa protesta, facendo un passo indietro sulla propria identià ed accettando di sfilare senza i propri simboli, per non dare segnali che potessero essere equivocati. Questa è infatti una lotta che condividiamo e che continueremo a sostenere con forza e decisione, schierandoci contro i tagli di risorse e posti di lavoro che porta alla riduzione dell’orario scolastico nelle primarie, alla chiusura di interi plessi scolastici, alla trasformazione di Atenei pubblici in fondazioni private.
Per noi non può passare il progetto di una società priva di un’istruzione e di una scuola di qualità e accessibile a tutte/i, perchè questo è il primo segno che connota una società libera e democratica!

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sabato 1 novembre 2008

Licio Gelli sbarca in tv ed è bufera nel mondo politico

da www.rainews24.it

Quello che fu il venerabile maestro della loggia P2, protagonista dei misteri della storia repubblicana, in attesa della nuova trasmissione settimanale dedicata alla sua vita, 'Venerabile Italia', in onda da lunedi' 3 novembre su Odeon Tv in seconda serata, ha colto l'occasione per concedersi alle domande dei cronisti, alla conferenza stampa di presentazione che si e' tenuta ieri a Firenze.
Gelli, quasi 90 anni, completo scuro e piglio deciso, non si sottrae a domande sulla politica attuale e del passato: dalle caratteristiche principali del Piano di rinascita democraticaalle stragi, dal fascismo ("sono fascista e fascista moriro"') alla massoneria, dagli aneddoti ("una volta incontrai, in un hotel a Firenze, Tina Anselmi che aveva dato ordine di cercarmi in tutto il mondo e lei non mi riconobbe, ma la foto di quell'incontro e' nell'archivio di Stato coperta da segreto") alle forze politiche attuali e alle manifestazioni studentesche.Di Berlusconi Gelli dice che sul Piano di rinascita democratica e' "l'unico che puo' andare avanti, non perche' era iscritto alla P2, ma perche' ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare, anche se ora e' in momento di debolezza perche' usa poco la maggioranza parlamentare". Poi attacca la magistratura, "potere forte e costituzionale", e lancia un assist a MarcelloDell'Utri, che e' "una bravissima persona, onesto e non mafioso" e che tra l'altro sara' ospite della prima puntata del programma. Non nasconde poi il suo disappunto per le protestestudentesche: "le manifestazioni non ci dovrebbero essere, gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare" e approva la legge Gelmini "perche' ripristina un po' di ordine".
"Vorremmo che non ci fossero equivoci: Licio Gelli non sara' il conduttore di un programma o di un ciclo di trasmissioni ma si e' prestato a raccontare davanti alle telecamere di Odeon Tv le sue memorie, che diventeranno materiale per gli storici di oggi e di domani". Lo ha detto il proprietario di Odeon Tv, Raimondo Lagostena Bassi, commentando le reazioni che hanno seguito l'annuncio della partecipazione dell'ex venerabile della P2 ad una nuova programmazione del circuito televisivo.
Reazioni preoccupate nel mondo politico Dal capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, che sollecita una reazione di Berlusconi, indicato da Gelli come il suo erede, al vicepresidente Pdl alla Camera, Osvaldo Napoli,che respinge un "apprezzamento che si trasforma in veleno per chi lo riceve", fino al senatore Pd Vincenzo Vita che chiede l'intervento del Garante delle Comunicazioni perche' "la P2 nonpuo' andare in onda". Stessa richiesta dalla Federazione della Stampa che afferma: dargli spazio e' insulto alla storia italiana. Per l'Udc "i cattivi maestri in tv destabilizzano il clima del Paese. Il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti ed il senatore Pd Vincenzo Vita chiedonol'intervento del Garante delle comunicazioni perche', messa fuori legge, "la P2 non puo' andare in onda". Dal Pdl interviene il vicepresidente dei deputati Osvaldo Napoli che precisa come "il sostegno di Gelli al Governo non e' stato da nessuno richiesto. Chi gli da' credito pesca nel torbido". Licio Gelli e' "il cantore" di Berlusconi. Lo ha detto il leader dell'Idv Antonio di Pietro che ha continuato dicendo che Gelli "ha parlato a lui, non a noi, ricordandogli cosa deve fare" per "il suo giuramento e la sua tessera". "La scuola, dopo la giustizia e dopo l'informazione, e' un altro tassello del progetto del venerabile della P2 Licio Gelli, che Berlusconi sta realizzando e che Gelli ha osannato", ha insistito Di Pietro.

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venerdì 31 ottobre 2008

"Maroni parli e si dimetta". Grillo mette in rete il video della chiacchierata tra il "provocatore" e la polizia

da www.rainews24.it

Il ministro Maroni spieghi cosa e' successo ieri a Piazza Navona e chiarisca la presenza di infiltrati. Poi, si dimetta. E' quanto chiede Beppe Grillo sul suo blog dopo gli incidenti di guerriglia urbana di Roma.

"Ieri - scrive Grillo - in Piazza Navona c'era un camion lasciato passare dalla Polizia. Nel camion c'erano caschi, mazze, forse tirapugni e una ventina di provocatori. Provocatori, non studenti. I provocatori hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della Polizia. Uno dei provocatori, come si puo' vedere dal video, e' in rapporti affettuosi, di grande simpatia con la Polizia, come se fosse un collega".

"La piazza - prosegue la cronaca di Grillo - era gremita. Un camion con mazze e teppisti poteva essere li' solo in due casi: perche' la Polizia lo ha consentito su ordine di qualcuno; perche'
la Polizia non governava la piazza. Maroni, il ministro degli Interni, che prende istruzioni dettagliate, un portaordini dello psiconano - aggiunge - dovrebbe spiegarci cosa e' successo e dopo dimettersi".

Per Grillo, e' la dimostrazione che "la politica e' fallita. Il cittadino puo' solo dialogare con il poliziotto in tenuta anti sommossa. Se non basta la Polizia, allora arrivano gli infiltrati, cosi' i giornali e le televisioni di regime possono gridare agli 'scontri tra studenti'. Giornalisti, non vi
vergognate? Le vostre parole sono peggio delle mazze tricolori degli squadristi di Piazza Navona".

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lunedì 20 ottobre 2008

In piena crisi finanziaria il Capitale di Karl Marx va a ruba

da www.rainews24.it

La crisi finanziaria avvantaggia Karl Marx e i suoi eredi. Il Capitale va a ruba nelle librerie, forsi i manager vogliono capire dove hanno sbagliato. Sono soprattutto i tedeschi ad essere interessati all'opera di Marx, fino a poco tempo fa usata come ferma porte. In Germania le vendite del Capitale sono triplicate rispetto al 2005 e sono cresciute anche rispetto all'estate scorsa. Una nuova generazione di lettori è turbata dalla crisi finanziaria, riconosce che il neoliberalismo è fallito e si è rivelato un sogno irrealizzabile, quindi cerca di recuoperare vecchi ideali.

C'è di più, sono aumentate anche le visite a Trier, dove è nato Marx. 40mila solo quest'anno e molti arrivavano dalla Cina, Colombia, Bolivia.

"Non vi posso dire quante volte ho sentito la gente dire: aveva ragione", racconta la direttrice del museo. Perfino il Papa, ultimamente, ha speso belle parole su Marx apprezzando "le sue grandi capacità nalaitiche". Pace all'anima sua.

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sabato 18 ottobre 2008

UNITI SI VINCE

Il grande movimento che si sta sviluppando sta prendendo la parola assemblea dopo assemblea, scuola per scuola, nei comitati di quartiere, nelle sedi di partito tornate a nuova vita, e oggi lo ha dimostrato in piazza con l’altissima adesione allo sciopero promosso dal sindacalismo di base, che per primo ha dato prova di unità, rispondendo a una richiesta vastissima

di Gennaro Loffredo, responsabile nazionale dip scuola Prc


Nell’Italia dell’Unità la scuola era gerarchica
, rigida ed autoritaria. Sugli insegnanti gravava un forte controllo burocratico e repressivo. Gli studenti, al pari di militari, andavano irreggimentati ed asserviti. La sua impostazione era chiaramente dualistica ovvero divisa in due ordini che non comunicavano tra loro: il classico, destinato ai ceti sociali superiori e finalizzato alla loro riproduzione; il tecnico, addestramento professionale, destinato al resto del popolo.
La legge Casati (1859) sancisce la nascita del sistema scolastico italiano. La classe dirigente si dota così, e si attrezza per gestirlo, del proprio apparato ideologico e formativo per la continuità dei rapporti di produzione e sociali capitalistici. Di buono c’era in quel periodo, oltre che la nascita dello Stato unitario – oggi fortemente messo a rischio con il federalismo fiscale - la volontà di togliere al clero l’egemonia nel campo dell’istruzione e dell’educazione.
Per il resto, la Gelmini evidentemente nostalgica di quel periodo, con la sovrintendenza di Brunetta e Tremonti, ripristina tutto il peggio e va oltre.. E come una candida novizia, in una trasmissione su Canale 5 – “Mattino 5”- si stupisce del fatto che centinaia di migliaia fra studenti, docenti, genitori, lavoratori del mondo della scuola occupino scuole, università, decine di piazze in tutta Italia. Restaura la scuola ed asserisce che la protesta è incomprensibile.
Crea classi differenziali per i bambini stranieri e dice che lo fa per loro. Caccia 150mila lavoratori dicendo che non ha i soldi ed intanto il Governo li da alle banche. Anima candida. Pia donna. Lavora per il nostro bene. Che ingrati che siamo! La grande manifestazione promossa dalle forze della Sinistra l’11 ottobre scorso, il riuscitissimo sciopero di oggi indetto dal sindacalismo di base ci dicono che nella società c’è una gran voglia di uscire dal ghetto nel quale il governo vuole relegare la protesta ed il diffuso dissenso.
Finalmente i temi della scuola, dell’università e della ricerca conquistano le prime pagine dei giornali nazionali. I salotti televisivi sono ancora inaccessibili; proprietà privata ad uso e consumo dei soliti noti. Ma il grande movimento che si sta sviluppando la parola se la prende da solo. Se la conquista assemblea dopo assemblea, scuola per scuola, nei comitati di quartiere, nelle sedi di partito tornate a nuova vita. In periferia come al centro, dal nord al sud Italia, isole comprese. Si moltiplicano le voci che chiedono unità nella lotta. Non si può continuare ad essere separati. E’ una grande battaglia di civiltà; è una grande battaglia per il futuro.
“Riprendiamoci il futuro dei nostri bambini” è lo slogan più ricorrente. Le prossime tappe, lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre prossimo e quello annunciato per metà novembre di università e ricerca sono appuntamenti importanti da non mancare. Rifondazione Comunista lavorerà per la loro riuscita, come ha già fatto per lo sciopero di oggi e per tutte le iniziative sin qui promosse in tutta Italia a partire dal luglio scorso.

Vivo apprezzamento alle migliaia di studenti e studentesse che hanno chiuso il corteo di oggi sotto le finestre della “beata” MariaStella assunta in “cielo” per opera dello spirito santo.
Roma, 17 ottobre 2008

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ULTRA' FASCISTI A SOFIA – NICOTRA A LA RUSSA : "FIGLI DI CHI OMAGGIA I REPUBBLICHINI DI SALO'

Dichiarazione di Alfio Nicotra, responsabile Dipartimento Pace e Movimenti del Prc

"I cori di Sofia sono certamente una vergogna ma non sono figli di nessuno. Tra i loro "padri" c'è anche chi, come il Ministro La Russa, ha sdoganato i repubblichini di Salò e le loro gesta "eroiche". Se l'Italia esporta all'estero fascismo è perché esso si sente forte in patria, tollerato e cullato addirittura da chi siede al governo." E' quanto afferma, in una dichiarazione, Alfio Nicotra, responsabile nazionale del Dipartimento Pace e Movimenti del Partito della Rifondazione Comunista.


Nicotra ricorda le recenti affermazioni del ministro della difesa e si domanda se anche gli ultras neri di Sofia 'soggettivamente dal loro punto di vista' hanno fatto quei gesti 'credendo nella difesa della patria' visto che si sono giustificati per i fischi contro l'inno di Mameli?

La verità è chi rende omaggio ai repubblichini non può stracciarsi le vesti se i loro epigoni infangano l'immagine dell'Italia in Europa.

Roma, 13 ottobre 2008

Ufficio stampa Prc

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domenica 12 ottobre 2008

TORNA IN PIAZZA L'OPPOSIZIONE DAVVERO DI SINISTRA

di Paolo Ferrero

L’11 ottobre, la sinistra d’opposizione
torna in piazza contro il governo Berlusconi e contro Confindustria. Inoltre, si impegna nella raccolta firme contro il lodo Alfano (meglio e più corretto sarebbe dire contro la “legge” Alfano, visto che di lodo ha davvero poco), al fianco di altre forze politiche, dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ai Democratici di Parisi per dire “no” a una legge che ha un profondo significato “castale”: è fatta, cioè, per difendere e salvaguardare una casta, quella di Berlusconi e dei suoi sodali. Una vera legge-vergogna contro cui è giusto battersi.

Per alcuni troppi, mesi dopo la sconfitta elettorale, anche a causa di congressi difficili e dolorosi, siamo rimasti all'angolo, come un pugile suonato. Ora, a partire dall’11 ottobre, la ritirata è finita. Questo sabato saremo in piazza, a Roma, contro il governo e la Confindustria e contestualmente cominceremo la raccolta firme contro quella legge di casta che è il lodo Alfano. Anche in questo modo cercheremo di dimostrare che il governo Berlusconi non ha tutto il consenso di cui si vanta.

Il vero scandalo non è, a mio modesto parere, che il governo Berlusconi governi. E’ già accaduto, come tutti sanno, nel ’94 e nel 2001. Il vero scandalo è che oggi non è più in campo un’opposizione degna di questo nome. Quella del Pd è, al di là delle parole e delle dichiarazioni di questi giorni, una non-opposizione. Né fare opposizione sui temi della democrazia e della legalità, come fa Di Pietro, ci può bastare, anche se è importante. Entrambe queste opposizioni se la prendono solo e soltanto con Berlusconi e con le destre al governo, mai con Confindustria e con le sue politiche sociali ed economiche, ma è proprio Confindustria il vero e principale ispiratore e suggeritore di Berlusconi.

Dobbiamo invece dare vita
e mettere in campo, a partire dall’11 ottobre, a un’opposizione davvero “di sinistra”: contro il governo, contro Confindustria, contro tutti i poteri forti (Vaticano, banche e banchieri, speculatori e finanzieri d’assalto) del Paese. Ecco perché è dall’11 ottobre che può partire (e, ne sono certo, partirà) una dura e seria opposizione di sinistra.

Il cui fine non è la sommatoria tra ceti politici, ma l’idea di fare opposizione dal basso, a sinistra, in difesa soprattutto dei ceti popolari, senza difese di fronte a una crisi economica e finanziaria mondiale dalle proporzioni devastanti. Ecco perché anche un’idea di alternativa di società e di politiche da mettere in campo non può che ripartire da qui, dai bisogni reali e concreti della gente, contro i disastri di un liberismo economico che, come è sempre più evidente, fa acqua da tutte le parti e viene sconfessato anche dai suoi araldi.

Da qui può e deve ripartire anche un coordinamento di tutte le tante e diverse opposizioni oggi in campo, nel campo della sinistra, e non dai ceti politici, le cui sommatorie portano solo ai disastri elettorali che ben conosciamo. Un coordinamento delle opposizioni – politiche, sociali, culturali - questa è la proposta che avanziamo a tutti e a tutte, a partire dall’11 ottobre. Dove vi aspettiamo in tante e tanti per dire che, davvero, “il tempo della ritirata è finito”. Io ci credo, spero saremo in tanti e tante, a dirlo ad alta voce al governo Berlusconi e a Confindustria. L’opposizione torna in piazza.

Roma, Ottobre 2008

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mercoledì 24 settembre 2008

3 ottobre 2008 : Arci Kroen : Verona Caput Fasci

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martedì 23 settembre 2008

La Scuola dei Berlusconiani

avevano detto che…
avrebbero cancellato il sistema dei debiti

invece hanno reintrodotto una sottospecie di “esami di riparazione” dal 1 al 15 settembre l’Italia –insieme all’Ungheria- è l’unico paese in Europa in cui si boccia con un debito, con uno spreco evidente di risorse a causa degli scarsi finanziamenti alle scuole questo significa un aumento esponenziale delle spese per “ripetizioni estive”

avevano detto che…
avrebbero investito nella qualità della scuola

invece hanno aumentato il numero di alunni per classe l’alto numero di docenti precari comporta una continua rotazione tutti gli anni hanno introdotto il voto di condotta –che fa media!!- per ricattare gli studenti l’orario degli istituti superiori è sicuramente “alto” (si arriva anche a 36 ore settimanali), ma non è tagliando i finanziamenti che si migliora la qualità delle scuole

avevano detto che…
avrebbero dato più voce a studenti e famiglie ..

invece il progetto di legge Aprea cancella, nei fatti, gli organi collegiali e il diritto di assemblea nelle scuole la scuola sarà governata da un preside “manager” e da un “consiglio di amministrazione”: sono proprio questi i termini usati!!
questo “consiglio di amministrazione” definirà un regolamento per definire le forme della partecipazione di studenti e famiglie.

meditate gente meditate …

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venerdì 19 settembre 2008

Strage di indios boliviani, spunta l'ombra del neofascista Diodato

da www.rainews24.it 19/09/2008

Potrebbe esserci un italiano neofascista, Marco Marino Diodato, dietro un massacro avvenuto nella notte tra l'11 e il 12 settembre a El Porvernir, in Bolivia, quando squadroni
della morte legati a gruppi civici che si battono contro Evo Morales per l'autonomia regionale hanno ucciso quindici contadini indios che stavano andando a una dimostrazione di sostegno al
presidente boliviano. Diodato, poco più che cinquantenne, è molto conosciuto in Bolivia, dove si è trasferito agli inizi degli anni Ottanta.

L'indice accusatore contro l'ex parà nato a San Giovanni Teatino (Chieti) lo punta Aldo Michel
Irusta, ex parlamentare e giornalista, che non ha esitato a metterlo in relazione con il prefetto di Pando, Leopoldo Fernandez, attualmente agli arresti per aver violato lo stadio d'assedio imposto nel dipartimento. Il giornalista d'assalto Wilson Garcia Merida ha sostenuto
che Diodato ha operato di recente nei dipartimenti della Mezzaluna (Santa Cruz, Beni, Pando e Tarija) "organizzando gruppi di killer" e che è stato in luglio a Cochabamba, dipartimento di cui era prefetto Manfred Reyes Villa, revocato nel referendum del 15 agosto.

Operante in Bolivia dalla fine degli anni '70 al servizio dei dittatori di Hugo Banzer e Luis Garcia Meza, qualcuno dice per conto della Cia, Diodato entrò nell'esercito boliviano. Sposò una nipote di Banzer e salì agli onori delle cronache quando fu arrestato nel giugno 1999 per una denuncia legata ad un giro di cellulari clonati dei vertici delle forze armate.

Il quotidiano El Nuevo Dia svelò che Diodato era titolare di una fabbrica per il montaggio di armi e riferi' dichiarazioni del pm Francisco Boreinstein, secondo cui "abbiamo cominciato con la clonazione dei telefonini e abbiamo trovato cose ben più gravi: traffico di armi, droga e riciclaggio di denaro". Con lui furono arrestati l'ex console onorario italiano a Santa Cruz, Fausto Barbonari, Tullio Diodato (padre di Marco), Giuseppe Paludi, Natale Armonio e Gianfranco Gabillio, che per il giornale Presencia rispondevano al mafioso Nitto Santapaola.

Condannato a dieci anni di carcere per narcotraffico l'ex parà, accusato anche dell'omicidio della pm che indagava su di lui Monica Von Borries, fuggì da una clinica dove era stato ricoverato, svanendo nel nulla. L'agenzia di stampa statale boliviana Abi riporta dichiarazioni di Michel, che intervenne a lato della pubblica accusa in un processo contro l'ex parà, secondo cui il prefetto
di Pando Fernandez sarebbe legato alla "mafia di Diodato" e a narcotrafficanti operanti a Rio Branco, in Brasile.

Secondo Michel, Fernandez ha consolidato legami con il gruppo Diodato e ad un giro di introiti illeciti mediante case da gioco clandestine. L'ex parlamentare sostiene addirittura che alla
struttura criminale lasciata da Diodato apparterrebbero, oltre Fernandez, anche il prefetto di Santa Cruz, Ruben Costas, ed esponenti dei Comitati civici di quel dipartimento.
"L'attivita' delittuosa del gruppo di Diodato - ha detto - ha operato per oltre 10 anni a Santa Cruz con copertura dei Banzer, Jorge Tuto Quiroga e Gonzalo Sanchez de Lozada".
E squadroni paramilitari finanziati da questo, ha concluso, hanno agito al servizio della prefettura di Pando nel massacro dell'11 e 12 settembre di contadini ed indigeni inermi.

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mercoledì 17 settembre 2008

I giovani di An a Fini: non troviamo motivi per dirci antifascisti

da www.rainews24.it

Malumori in Alleanza nazionale dopo le frasi di Gianfranco Fini sull'antifascismo e la Rsi. "Sono convinto e non da oggi - ha detto Fini - che la destra politica italiana e i giovani devono riconoscersi in alcuni valori: i valori della libertà, dell'uguaglianza e della giustizia sociale. Sono valori tipici di ogni democrazia e a pieno titolo antifascisti".

E' Federico Iadicicco, presidente di Azione Giovani Roma, a prendere una posizione molto critica con una lettera aperta sul suo sito (www.azionegiovaniroma.org): "Ce l'ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l'ho proprio trovato, anzi ne ho trovati molti per non esserlo. Prego Dio affinche' ci dia la forza di perdonare chi in nome dell'antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci, noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti"conclude la lettera del'esponente dei giovani di An.

Lettera "preoccupante ma che fa chiarezza"
"La lettera che Federico Iadicicco, presidente di Azione Giovani Roma e consigliere provinciale del Pdl, pubblica sul sito internet dell'organizzazione giovanile di An e' un documento preoccupante, ma fa finalmente chiarezza".

Lo dice Pina Picierno, ministro ombra delle politiche giovanili. "Iadicicco - continua Picierno - ci fa partecipi del suo sofferto quanto inconcludente percorso interiore per ripudiare il fascismo, che lo avrebbe portato invece a scorgere nuovi motivi per continuare ad esserne fieramente sostenitore".

La Costituzione nasce dall'antifascismo
No al "revisionismo ideologico di Azione Giovani", da cui "il ministro Meloni prenda le distanze". Lo chiede la Rete degli studenti medi esprimendo "forte indignazione e dolore per le affermazioni del presidente di Azione Giovani di Roma che dichiara di non poter essere antifascista. Dopo le parole del Presidente della Camera pensavamo che potesse essere il momento di una forte presa di coscienza di tutte le forze politiche democratiche rispetto all'unione indissolubile fra la nostra Costituzione, la nostra Repubblica e l'antifascismo".

La Rete degli Studenti ricorda che "l'Italia della Costituzione nasce direttamente dall'esperienza di opposizione al nazifascismo. L'antifascismo significa non violenza e democrazia".

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domenica 14 settembre 2008

Gay nelle Foibe....Assessore leghista si esprime su RAI2

Dopo Romano Bertozzo 1995, Giancarlo Gentilini 2007... La Lega perde il pelo ma non il vizio.

VALBIZZATE. UN ASSESSORE SU RAI2: «APPREZZO L'OPERA DI PAONE QUANDO FA IL PRESENTATORE NON QUANDO FA IL "FINOCCHIO" O IL PEDERASTA»

Il legista ha aggiunto: «La tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe»
sabato 13 settembre 2008 , da VareseNews pubblicato su Gaynews

Una giornata movimentata quella di ieri ad Albizzate dopo le dichiarazioni dell'Assessore all'Ambiente Giancarlo Valmori ai microfoni di Rai2. In paese sostano da una settimana i grossi camion targati Rai per collegare il paese del Varesotto con lo studio romano del programma "Insieme sul due".
Proprio da Albizzate i vertici del programma televisivo hanno deciso di far partire le dirette televisive. L'obiettivo è far sentire la voce delle persone che non abitano nelle grandi città. Inutile dire che l'evento ha tenuto il paese in fibrillazione per tutta la settimana coinvolgendo gran parte degli abitanti che in queste mattinate hanno fatto la fila per intervenire tra il pubblico. Nella mattinata di ieri tra i temi trattati in studio c'era anche il problema dell'omofobia sollecitato dagli avvenimenti degli ultimi giorni che hanno visto una coppia di omosessuali picchiati nei pressi dei Fori Romani a Roma. Dopo l'intervento di alcune persone è stata data la parola all'Assessore Valmori per fargli esprimere il suo parere. L'esponente del Comune albizzatese ha cominciato il suo intervento parlando con vaghezza a proposito di cantine e soffitte dove una volta stavano i gay, biasimando il fatto che adesso si baciano in pubblico. Ha poi concluso il discorso dicendo: «la tolleranza ci può anche essere ma se vengono messi dove sono sempre stati...anche nelle foibe». Il dibattito è poi continuato in studio, dove Alessandro Cecchi Paone ha colto la palla al balzo per stigmatizzare il pensiero dell'assessore.
La risposta da Albizzate non si è fatta attendere e Valmori ha dichiarato testualmente: «apprezzo l'opera di Paone quando fa il presentatore non quando fa il "finocchio" o il pederasta».---
La polemica - Tecnici, psicologi e giovani si interrogano sulle affermazioni contro i gay fatte in tv dall'assessore di Albizzate «Un assessore che dice certe cose è un irresponsabile»Che cosa pensate delle affermazioni fatte sull'omosessualità dall'assessore di Albizzate Valmori in tv? Abbiamo rivolto questa domanda a tecnici, psicologi e giovani vicini alla cultura gay. Una condanna Alessandro Gini, fondatore di Varesequeer: «Quell'episodio l''ho liquidato con una gran risata, ma dal punto di vista sociale il segnale è grave. sono pericolosi soprattutto per chi sta ricavandosi uno spazio. io sono tranquillo ora ma chi si macera nel dubbio si impaurisce».Paolo Bozzato, psicologo e psicanalista, che si occupa anche di problematiche legate all'identità sessuale, è perentorio: «Come prima reazione c'è stato dello stupore: se un personaggio pubblico che si esprime in questi termini vuol dire che non pensa agli effetti delle sue dichiarazioni. La seconda reazione è stata di preoccupazione perché se un assessore fa queste affermazioni c'è il rischio di ingenerare confusione nei ragazzi sia etero che omosessuali, ma soprattutto l'irresponsabilità di quelle affermazioni vanifica il buon lavoro che gli educatori fanno per vincere gli stereotipi sul mondo gay»

Su: http://stopomofobiaverona.blogspot.com/2008/09/gay-nelle-foibe.html

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martedì 9 settembre 2008

La destra estremista dietro agli ultrà. Chiesti a Roma 20 rinvii a giudizio

da www.rainews24.it 9/08/2008

Tifo violento, pestaggi a sfondo politico, spedizioni punitive nei campi rom. Agivano in 20. Ultrà, razzisti e di estrema destra.

Una vera e propria associazione a delinquere quella ipotizzata dalla Procura di Roma che oggi ha chiesto il rinvio a giudizio per venti persone accusate degli assalti alle caserme di Roma dopo la morte del tifoso laziale Gabriele Sandri, l'aggressione agli spettatori di sinistra al concerto della Banda Bassotti a Villa Ada, la progettazione di atti di violenza contro le forze dell'ordine, le tifoserie ostili e la sinistra antagonista.

I venti gravitano tutti attorno ad una formazione di estrema destra. L'udienza si terra' il 20 ottobre prossimo. Quattordici dei 20 indagati sono tuttora in carcerare o agli arresti domiciliari.

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venerdì 5 settembre 2008

Stati Uniti, la democrazia del manganello

da http://www.peacereporter.net

Proseguono gli arresti di massa di attivisti pacifisti all'esterno dell'Xcel Energy Center di Saint Paul, dove da tre giorni è in corso la Convention repubblicana. Questa notte la polizia ha fermato circa 200 protestanti che avevano organizzato marce e sit-in di protesta, in coincidenza con l'accettazione ufficiale di McCain della candidatura alla presidenza. Negli scontri con la polizia di Saint Paul, sono rimasti coinvolti anche diversi giornalisti che stavano copreno l'evento, inclusi due reporter dell'Associated Press. Gli agenti hanno ordinato ai manifestanti di sedersi a terra su un ponte della 'Interstate 94', con le mani legate dietro la schiena, prima di condurli in carcere.
Cospirazione e terrorismo. Lo sceriffo della Contea di Ramsey, Bob Fletcher, ha riferito che l'incriminazione per i dimostranti arrestati è di 'assembramento illegale'. I nuovi arresti vanno ad aggiungersi ai 420 fermati all’inizio della convention repubblicana.
Ma altre, e più gravi incriminazioni, sono state formalizzate a otto membri del 'Rnc Welcoming Committee' (un movimento che si definisce anarchico e anti-autoritario). Il procuratore della Contea di Ramsey, Susan Gartner, ha infatti definito le azioni dei manifestanti ascrivibili al reato di "cospirazione per provocare sommosse e incitamento al terrorismo', nonostante gli arrestati non fossero direttamente responsabili degli episodi di vandalismo occorsi nella prima giornata della Convention. Gli otto attivisti sarebbero così le prime persone dello Stato del Minnesota a rientrare nelle incriminazioni del Patriot Act del 2002. Rischiano sette anni e mezzo di prigione.
Democrazia in pericolo. La rilevanza dell'accusa ha fatto scendere in campo la più importante organizzazione per la tutela delle libertà civili negli Stati Uniti, l'Aclu, che ha censurato l'operato della polizia e della magistratura della Contea di Ramsey e ha fatto appello a un'indagine per accertare abusi da parte degli agenti federali. "I tentativi delle forze di polizia per impedire la libertà di espressione e soffocare l'attività della stampa sono inaccettabili nella nostra democrazia", ha reso noto Anthony D. Romero, direttore esecutivo dell'Aclu. "Le convention politiche dovrebbero essere luoghi deputati alla libera esternazione di idee politiche, e non luoghi dove esercitare prepotenza e intimidazione". L'Aclu ha chiesto di accertare eventuali violazioni del Primo e del Quarto Emendamento della Costituzione statunitense. Il Primo garantisce "la libertà di culto, parola e stampa e il diritto di riunirsi pacificamente", il Quarto difende da perquisizioni, arresti e confisce 'irragionevoli'. Tra queste possibili violazioni l'Aclu include: arresto di giornalisti nell'esercizio della professione; arresti di massa di pacifici manifestanti; sorveglianza e raid in case private di attivisti; confisca di proprietà private.
Patriot Act. Amy Goodman, giornalista e attivista di Democracy Now arrestata due giorni fa e rilasciata ieri, ha intervistato, dagli studi radiofonici di Saint Paul, Bruce Nestor, presidente dell'Ordine degli avvocati del Minnesota. L'intervista, pubblicata sul sito di Democracy Now, chiarisce l'entità degli addebiti agli otto arrestati e svela le preoccupanti conseguenze dell'applicazione del Patriot Act a manifestazioni come quelle di questi giorni. "Le accuse - risponde Nestor alla Goodman, rivestono estrema significanza per ogni attivista politico, o per chiunque abbia a cuore il diritto di organizzare manifestazioni politiche o per la libertà di espressione. Punire l'intenzione di bloccare il traffico e interrompere la Convention con atti considerati 'terroristici', ovvero la natura cospirativa dell'accusa dove si viene puniti per l'intenzione, ma non per l'azione materiale, ha come la conseguenza la possibilità che chiunque organizzi una protesta su vasta scala, dove si verifichino atti di disobbedienza civile o qualche isolato individuo compia atti di vandalismo, rende ogni manifestante passibile di accuse di 'cospirazione' e punibile con sanzioni molto gravi".

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Gelmini, esame a Reggio. I giovani avvocati: si dimetta

da www.rainews24.it 5/09/2008

''Il ministro Gelmini si è trasferita a Reggio Calabria per diventare avvocato? Si dimetta senza
ritardo''. L'Ugai (Unione giovani avvocati italiani) dopo aver appreso con ''stupore'' da un articolo del Corriere della Sera che ''il ministro si è trasferita da Brescia a Reggio Calabria per poter diventare avvocato'' ne chiede le dimissioni.

''E' nota a tutti l'enorme difficoltà di diventare avvocati in Italia, visto che a livello nazionale ormai solo il 35,40% dei candidati riesce a abilitarsi. Tuttavia è davvero incredibile - sostiene il presidente Gaetano Romano - che a utilizzare la scorciatoia del trasferimento sia stata proprio colei che ha sottolineato la mancanza di preparazione di una parte degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord Italia''.

I giovani avvocati sono ''ansiosi di verificare'' come si comporterà Gelmini quando il Consiglio dei ministri esaminerà la riforma dell'accesso alla professione forense, che il suo collega Alfano ha annunciato e che secondo l'Ugoi è tesa ''a rafforzare ancor di più la casta degli avvocati cassazionisti'': ''Non ci stupiremmo se il ministro Gelmini, dopo essere diventata avvocato trasferendosi da Brescia a Reggio Calabria desse il suo benestare al progetto di chiusura definitiva dell'accesso alla professione forense''.

A chiedere le dimissioni di Gelmini è anche il leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli; Antonio
Borghesi, vicecapogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera; nonché alcuni parlamentari del Pd.

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giovedì 28 agosto 2008

La scuola è morta, nasce la "fondazione" Gelmini

da Liberazione 28/08/2008

Rina Gagliardi
Un programmino di classe niente male, che attacca al cuore l'idea di fondo che ha finora retto il nostro sistema scolastico: una scuola di massa, e di qualità, per tutti, come perno della nostra democrazia. Oggi, certo, per una tale controriforma (o peggio controrivoluzione), il clima appare assai più propizio. Lo diceva a suo modo Tullio De Mauro proprio sul Corriere di ieri: non si intravede una vera alternativa, da sinistra, a questa ebbrezza americanizzante. In effetti, proprio lì a Rimini, la shadow ministra del Pd, Maria Pia Garavaglia, non ha obiettato quasi nulla allo show gelminiano. Ed è parsa consentire, in particolare, alla proposta-clou della ministra: la trasformazione delle scuole pubbliche (sull'onda di quanto già è stato deciso nel Dpf per l'Università) in "Fondazioni di diritto privato", grazie alla quale gli istituti che lo vorranno potranno usufruire dei finanziamenti privati che vogliono, dotarsi, al posto del Consiglio di Istituto, di un vero e proprio Cda, gestirsi come aziende, con tanto di sponsor, preside-manager e privatizzazione dei rapporti di lavoro.
In effetti, ci aveva già provato, durante il governo Prodi, il ministro Fioroni, che però era stato costretto a "più miti consigli" (a limitare cioè il ruolo delle Fondazioni al regime fiscale) dalla resistenza dei futuri partiti extraparlamentari. Che dire? Meno funzionano, e più diventano di moda, a destra e a sinistra, queste benedette Fondazioni. Tutti hanno sotto gli occhi il disastro di quelle lirico-sinfoniche, realizzate in pompa magna proprio dal centrosinistra, ma nessuno se ne dà per inteso - non hanno un pensiero di ricambio al posto della pur agonizzante ideologia neoliberale. E la Gelmini ha avuto anche il coraggio di dire che, le Fondazioni realizzate nelle scuole paritarie sono un esempio da imitare, «giacchè riducono il costo-alunno sotto il livello di quello delle scuole statali». Ed ecco, finalmente, l'assillo autentico del ministro: risparmiare, ridurre, tagliare.
Ma si può pensare ad una buona scuola, per di più restaurata, come vuole la destra, nella sua più arcaica ideologia di luogo deputato alla trasmissione delle gerarchie e dell'autorità, a forza di massacri e di demolizioni? Certo che si può: basta rinunciare all'ambizione - tipica non del socialismo, ma delle democrazie avanzate - del diritto allo studio per tutti. Basta guardare agli Stati Uniti, dove le uniche scuole decenti, superiori e universitarie, sono private, cioè si pagano a carissimo prezzo - e dove le scuole pubbliche ci sono sì, ma sono destinate alle classi dominate, lavoratori poveri, immigrati, chicanos , neri. Basti pensare ad alcune teorie sociologiche in voga da quelle parti, che teorizzano la convenienza "ottimale" di un sistema scolastico non solo censitario, ma castale, funzionale cioè alla autoriproduzione delle classi dirigenti (la diffusione eccessiva di alte qualifiche, nelle classi subalterne, creerebbe, secondo questo pensiero regressivo, disordine sociale e relazionale, e renderebbe intellettualmente troppo povero e pochissimo creativo il lavoro esecutivo, o subalterno). Insomma, com'è ovvio, la privatizzazione della scuola non concerne soltanto la scuola: è in perfetta coerenza con un'idea di società chiusa e con quella tentazione a-democratica che i vari capitalismi perseguono dai tempi della Trilateral (la troppa democrazia e il surplus di aspettative e di domande). Un'idea che fa a pugni con un'intera tradizione liberal e liberale, e con la stessa nozione di "società aperta". Oddio, direbbe la Gelmini, i "capaci e meritevoli", anche se poveri, troveranno sempre il modo di affermarsi, avranno le dovute borse di studio e potranno magari arrivare al Nobel, se se lo sono "meritato". Appunto, qualche eccezione alla regola è sempre consentita, insieme alla carità e alla filantropia, opportunamente detassate, secondo i dettami del "capitalismo compassionevole" - purché s'intende, il povero o il negro siano eccezionalmente dotati e quasi altrettanto eccezionalmente fortunati. Ma l'idea essenziale, appunto, è quell'altra.
Quanto consenso sono destinate ad avere le idee della Maria Stella? Nel mondo della scuola, che è già in notevole ebollizione, quasi nessuno. E tuttavia bisogna sapere che, questa volta, la battaglia sarà molto più difficile. Perché una parte consistente della sinistra moderata (del Pd) o condivide, nella sostanza, questi progetti o è scettica o è comunque incerta. Perché anni di furiose e possenti campagne hanno costruito un'immagine distorta - e di comodo - della scuola reale, e diffuso un pericoloso senso comune regressivo su tutto ciò che è pubblico (i "fannulloni"). Perché si tenterà di dipingere i movimenti di protesta - che noi speriamo di vedere nascere e crescere in autunno - come "corporativi" o "conservatori". Perché è troppo tempo che, a sinistra (sinistra-sinistra), le questioni della scuola e della formazione sono sottovalutate nel loro valore essenziale e generale. Noi, naturalmente, contiamo di essere smentite, al più presto…


28/08/2008

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giovedì 21 agosto 2008

Estremisti, pericolosi sinistri? Venite a viverlo a Sapri

Quante stupidaggini si dicono sui giovani senza conoscerli, senza viverli.Gli adulti hanno ancora la saggezza di insegnare ad amare sé e gli altri? di Elisabetta Piccolotti*

Come Giovani comunisti, liberamente appartenenti a una comunità politica pienamente legittima e legittimata dalla sua storia e dalla sua attività quotidiana, all'interno del panorama politico italiano, troviamo davvero gravissimo e sconcertante che, in una sentenza che riguarda un minore ritenuto "a rischio" e il cui affidamento è stato sottratto alla madre - come è avvenuto al giovane 16enne catanese il cui caso è stato reso noto ieri dal quotidiano La Repubblica - venga addotta, tra le motivazioni principali della sentenza, la sua iscrizione e frequentazione ai Giovani Comunisti come pure a spazi sociali e aggregativi della sinistra locale. Si tratta, con tutta evidenza, di una sentenza assurda, incivile e profondamente preoccupante visto che assume, per valutare la capacità della madre di avere in affido il minorenne in questione, l'impegno politico e in particolare l'impegno fatto e vissuto a sinistra.

Per non dire della grottesca e ridicola criminalizzazione di qualsiasi comportamento - come ascoltare un gruppo musicale impegnato, in questo caso i Finley - ritenuto "alternativo" e cioè "non in linea" con i valori propagandati da una società che oggi pensa di imperniarsi e basarsi solo sugli assiomi indiscutibili del mercato e del liberismo, oltre che di un perbenismo e bigottismo fuori tempo.
Al giudice che quella sentenza ha scritto, agli assistenti sociali che quel parere - "estremisti", "pericolosi", "senza regole" - hanno motivato, come pure al padre del ragazzo, che ritiene "diseducativo" frequentare partiti politici, gruppi organizzati e anche solo centri sociali di sinistra e per di più "comunisti", rivolgiamo un sommesso e nient'affatto provocatorio invito: venite a trovarci a Sapri, in provincia di Salerno, dal primo al 7 settembre, dove quest'anno terremo il nostro annuale campeggio, come Giovani comunisti del Prc. Scoprirete così e facilmente, oltre che pacificamente, cosa vuol dire essere iscritti ai Gc, militare dentro Rifondazione e fare politica "a sinistra": vuol dire pensare con la propria testa, vivere con passione, entusiasmo e gioia il proprio impegno politico, affratellarsi e condividere pensieri, emozioni ed esperienze con tanti altri giovani compagni e compagne. Come noi, come M. P. Nessun "disvalore", quindi, e nessuna "pericolosità sociale" ma una grande ambizione, voler cambiare il mondo. In particolare e con ancora maggiore e testarda lena al Sud, dove essere iscritti ai Gc e partecipare alle iniziative e alle lotte del Prc vuol dire combattere la mafia, sfidandola a viso aperto, lottare contro la precarietà e il lavoro nero in nome della stabilità e della sicurezza del lavoro di tutti, contro il razzismo e la xenofobia ma anche contro le discriminazioni sessuali, etniche e religiose, per non dire di quelle politiche. Infine, un'ultima notazione: sulla nostra tessera del 2008 c'è una frase di Ernesto Che Guevara, è vero. Si trattava di un giovane argentino che, in sella a una motocicletta e con la forza del proprio esempio, voleva anche lui cambiare il mondo e, in parte, c'è riuscito. A M. P. diciamo una sola parola: grazie, compagno, siamo con te.

*Portavoce nazionale Giovani comunisti/e

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domenica 20 luglio 2008

La magia di Silvio sui rifiuti campani

da il Manifesto 19/7/2008

Adriana Pollice
NAPOLI

L'esibizione dei muscoli, con l'esercito a presidiare il piano rifiuti della Campania, non ha fermato le proteste delle popolazioni e allora, dopo il bastone, arriva anche il tempo della carota. Secondo consiglio dei ministri a Napoli in 58 giorni, ieri, e nessuna decisione reale da prendere se non organizzare il mega spot sui rifiuti di Silvio il risolutore supremo, che porta in dote ai sudditi campani 526 milioni di euro, cofinanziati in parti uguali tra ministero dell'Ambiente e regione Campania.
L'obiettivo è quello di effettuare le bonifiche e compensare i 37 comuni campani (un elenco di disastri lunghissimo, in cui spiccano i siti di Pianura, Acerra, Giugliano, Marano, Pozzuoli, Terzigno e Villaricca nel napoletano e poi Andretta, Ariano Irpino e Savignano Irpino nell'avellinese, Campagna, e Serre nel salernitano, Santa Maria La Fossa e Villa Literno nel casertano, Sant'Arcangelo Trimonte nel beneventano) che hanno sopportato e sopporteranno discariche abusive mai bloccate per decenni, siti di stoccaggio di ecoballe non a norma, sversatoi che hanno ingoiato tal quale e che altro tal quale ingoieranno in attesa dei termovalorizzatori, cioè i quattro impianti di Napoli, Salerno, Santa Maria La Fossa e quello di Acerra, che dovrebbe entrare in funzione a gennaio 2009, il cui completamento è stato affidato alla solita Fibe, sulla quale pendono ben due procedimenti in tribunale. A Napoli, invece, si starebbe procedendo all'individuazione di un altro sito (forse nella zona orientale), dopo che quello di Agnano è stato bocciato dai tecnici.
Per la gestione, poi, sono già partite le lettere di invito per la gara d'appalto e questo, forse, spiega l'attacco all'Asìa - la municipalizzata che gestisce la raccolta a Napoli, accusata dal presidente di avere dipendenti fannulloni - che si era candidata a gestire il servizio. Ma pare già vedere le nuove trame delle alleanze stringersi intorno ai colossi del nord, con la A2A di Brescia in testa, così anche la Lega è felice. Altro asso nella manica, l'apertura in autunno di ulteriori due discariche a Chiaiano, nella selva, e a Terzigno nel Parco nazionale del Vesuvio, tanto per chiarire che il ciclo del cemento è di nuovo in moto e nessuna riserva di verde può fare sogni tranquilli. Tutto pulito, eppure basta girare per Pozzuoli o imboccare le traverse alle spalle del Museo di Capodimonte per trovare micro discariche di immondizia. «Si tratta di rifiuti tossici - tira dritto il premier - li raccoglieranno ditte specializzate. Ho portato Napoli di nuovo in occidente e farò diventare i campani i più civili del mondo con una campagna di stampa», e poi via a una nuova pioggia di spot sulla stampa internazionale per ripulire il buon nome dell'Italia. Niente è così grave che un po' di pubblicità tv non possa aggiustare.
Insomma, il risolutore è fiero di aver portato a termine l'incarico che pareva impossibile per tutti, tutti incluso lui che per i precedenti cinque anni da premier non aveva fatto una piega di fronte le tonnellate di rifiuti che invadevano le strade, le discariche che si esaurivano a ritmi vertiginosi e l'assenza di bonifiche. Ma adesso il piano è pronto, grazie alla ministra dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, «gracile e dolce ma dal pugno di ferro», dichiarava civettuolo il premier, al ministro della difesa La Russa, che con lo sguardo pareva covare i generali in prima fila mentre rispondeva «Grazie Silvio», e a Guido. Cioè Bertolaso, il suo uomo sul fronte di ogni crisi, dal maltempo ai rifiuti fino al prossimo G8 alla Maddalena. Tra i due pare davvero nata una gran passione.
Per i ringraziamenti la cornice è delle più degne: il consiglio dei ministri si svolge nella sede della prefettura a Palazzo Salerno, ma la conferenza stampa Silvio la tiene a Palazzo Reale, incorniciati da ori e stucchi, come un Borbone osannato dai suoi sudditi. Che difatti lo osannano a piazza Plebiscito, dove le donne di Forza Italia esibiscono fiere e commosse manifesti con «Grazie Silvio Berlusconi» e persino «Grazie Mara Carfagna».
Ad altre donne però, questa volta «in nero», è invece impedito l'accesso alla piazza. Vengono in corteo a ribadire che la salute dei cittadini di Chiaiano, Napoli e Marano non è barattabile con i meccanismi compensativi. Le forze dell'ordine le fermano prima, non che non si possa manifestare visto che le colleghe di destra lo fanno, però è di cattivo gusto rovinare l'atmosfera. Un po' più in là però la protesta funziona. Sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria circa 60 autovetture dei comitati anti discarica si esibiscono nel soft walking, traffico in tilt sull'arteria più frequentata del sud in un giorno di esodo per le vacanze, a dimostrazione che il governo decide ma poi è con le popolazioni locali che bisogna fare i conti.
E i conti ancora non tornano: «Giovedì - dichiara Pietro Rinaldi dei comitati e del centro sociale Insurgentia - l'università di Tor Vergara ha diffuso i risultati del suo studio su Chiaiano: alla cava non possono accedere più di 30 autocompattatori al giorno, cioè cento in meno del previsto. Ennesima prova che la discarica lì non si può fare». Non tornano nemmeno le stime sulla differenziata, con l'obiettivo fissato dal governo al 25% a fine 2008, pena lo scioglimento delle amministrazioni. Un tetto basso, come dimostrano i molti comuni che già ora sfiorano l'80 per cento e persino Napoli, dove il primo esperimento condotto dal comune ha fruttato oltre il 70 per cento nella zona dei Colli Aminei. Tirando le somme, manca ancora un ciclo ecocompatibile, i progetti di smaltimento seguono le direttive tracciate nel 1994, e anche allora erano vecchi, e stanno in piedi economicamente solo grazie ai contributi Cip6, il parere dei tecnici e delle popolazioni è tenuto in nessun conto, mentre si chiede di barattare il diritto alla salute e al dissenso con un po' di soldi. Davvero un bel successo.

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sabato 19 luglio 2008

Bolzaneto, giustizia negata: nessuna tortura nella caserma

Una sentenza che nega i gravi fatti accaduti. Chiesti 76 anni, condannati in 15 a 24. Grazie alla prescrizione, nessuno pagherà di Checchino Antonini

Quindici condannati e 30 assolti dopo 11 ore di Camera di consiglio. Quando il giudice Delucchi legge la lunga sentenza sono in molti a scuotere la testa nei banchi occupati dalle parti civili e dai loro legali. Un calcolo sommario arriva a contare 24 anni complessivi comminati a un terzo dei 45 imputati, pene quasi tutte condonate, aggravanti tutte escluse. E nessuno è stato condannato per falso ideologico, l'unico reato che avrebbe resistito alla prescrizione. Una sentenza che nei fatti non riconosce le torture ma soltanto alcuni maltrattamenti specifici. «Ma le torture ci sono state - spiega Sara Busoli, uno dei legali di parte civile - lo dimostra il fatto che sono stati trasmessi alla Procura gli atti delle testimonianze di alcuni poliziotti e di alcuni sanitari dell'Amministrazione penitenziaria». Insomma le torture ci furono, le polizie e il Dap hanno provato a coprirle.

La concessione delle provvisionali, ossia l'anticipo del risarcimento danni che dovrà essere deciso in separato giudizio, stanno a significare che questa è una sentenza complessa da leggere a vari livelli. Il primo è certamente legato alla lunghezza della Camera di consiglio. Per molti osservatori è stato un modo per eludere i Tg di prima serata. Il Tribunale era sorvegliato da decine di poliziotti e carabinieri con i blindati posteggiati in maniera discreta, ma pronti a fronteggiare ogni evenienza. Poche le parti civili presenti visto che la sentenza è stata repentinamente anticipata - era prevista per lunedì prossimo - per scampare all'emendamento ammazzaprocessi in aula, tra il pubblico, molti genovesi che hanno preso parte alle iniziative di questi anni per verità e giustizia. Tra gli altri il consigliere comunale Prc Antonio Bruno, il neosegretario Paolo Scarabelli e l'eurodeputato Vittorio Agnoletto all'epoca portavoce del Genoa Social Forum.
La lettura della sentenza è stata seguita in assoluto silenzio e senza reazioni da parte del pubblico. Se il pubblico ministero, sostiene a denti stretti che l'accusa principale, comunque, ha retto, per Agnoletto è un passo avanti «ma non sufficiente: un tipico caso che al secondo grado di giudizio avrebbe permesso di scavare meglio».
Naturalmente nessuno degli imputati avrebbe mai fatto un giorno di carcere, grazie all'indulto, e la prescrizione, all'inizio del 2009, gli avrebbe perfino tolto il disturbo di ulteriori gradi di giudizio. Ma la sentenza penale apre la porta alle cause civili per i risarcimenti. Per questo l'avvocatura dello Stato aveva provato a defilarsi dalle responsabilità dei singoli, come a dire che avrebbero agito spontaneamente. Una mossa che non ha convinto né i legali delle parti civili, né il tribunale e neppure la politica, almeno quella minoranza che segue le vicende genovesi. «Comportamento vergognoso», quello dell'Avvocatura, per Agnoletto: «Lo Stato poteva costituirsi parte civile oppure venire incontro alle vittime con un meccanismo risarcitorio perché, se non ti dissoci costituendoti parte civile, o hai garantito l'impunità o, addirittura, hai ordinato certe condotte». «Di fatto - osserva Emaunele Tambuscio, avvocato del legal forum - il segnale è chiarissimo: s'è puntato alla prescrizione e non è stato attuato alcun procedimento disciplinare».
Ricapitolando, dall'ottobre del 2005, sono state oltre 180 le udienze di questo processo. I testi sfilati sono stati circa 360 e 155 le parti civili. Circa 50 sono gli avvocati di parte civile ed una sessantina i difensori degli imputati. 45 gli imputati tra generali, ufficiali, funzionari e guardie di polizia, carabinieri e polizia penitenziaria, più un drappello di medici e operatori sanitari dell'amministrazione penitanziaria. La richiesta di pene a marzo scorso, al termine di una requisitoria durata cinque udienze e dopo le testimonianze delle oltre 209 vittime su un totale di 252 arrestati, gran parte illegalmente. I pm Patrizia Petruziello e Vittorio Ranieri Miniati avevano chiesto complessivamente 76 anni, 4 mesi e 20 giorni di reclusione. Le richieste di condanna erano contenute in 23 pagine e per leggerle il pm ha impiegato circa un'ora. La pena più alta (5 anni, 8 mesi e 5 giorni) era stata chiesta per Antonio Biagio Gugliotta, ispettore della polizia penitenziaria, responsabile della sicurezza del centro di detenzione provvisorio. Era il responsabile della sicurezza, ossia il capo delle guardie carcerarie, stesso mestiere che continua a svolgere a Taranto. E' stato condannato a 5 anni. Non avrebbe avuto nulla da ridire che i detenuti fossero costretti dai suoi uomini faccia al muro, in piedi: la cosiddetta posizione del cigno. Di suo si sarebbe pure levato lo sfizio di prendere a calci, pugni e manganellate alcuni degli arrestati nel corso dell'identificazione. Tra gli imputati figura, tra gli altri, Alessandro Perugini, all'epoca dei fatti vice capo della Digos di Genova, per il quale i pm avevano chiesto 3 anni e 6 mesi. E' stato condannato a 2 anni e 4 mesi. Perugini è più famoso per il cortometraggio di cui è protagonista assoluto: lui, in borghese, che prende un paio di volte la rincorsa per sfigurare meglio un minorenne di Ostia tenuto fermo da alcuni robocop travisati. Nel carcere provvisorio, Perugini, nel frattempo promosso vicequestore, era responsabile della polizia di Stato. Assolto Oronzo Doria, che era colonnello della polizia penitenziaria, ora generale. 3 anni e 2 mesi ( i pm aveva chiesto 9 mesi in più) per Massimo Luigi Pigozzi, assistente capo della polizia di Stato, accusato di aver lacerato la mano a Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati. I medici Giacomo Toccafondi e Anna Poggi sono stati condannati rispettivamente a 1 anno e due mesi e 2 anni e 4 mesi.
Nella richiesta di pene erano stati definiti «degradanti e inumani» i trattamenti per gli ospiti di Bolzaneto nei giorni del G8 del 2001. Si sbattevano teste contro i muri, si spezzavano dita, s'infilava la testa di detenuti nel buco del water, si manganellavano persone inermi, si minacciavano le ragazze di stupro. Nella caserma della Celere di Genova, tramutata in carcere provvisorio per le retate di no global con un decreto del Guardasigilli Castelli, furono adoperati almeno quattro dei cinque trattamenti considerati inumani e degradanti, ossia tortura, dalla Corte europea di giustizia che s'è occupata della repressione britannica nell'Ulster.
Toccafondi, coordinatore dei medici, era accusato di abuso di atti d'ufficio e di diversi episodi di percosse, ingiurie e violenza privata. Se fosse passato in Senato un disegno di legge varato a Montecitorio, per il reato di tortura e per il trattamento inumano e degradante sarebbe prevista l'imprescrittibilità e le pene varierebbero da 4 a 10 anni.

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martedì 15 luglio 2008

Studio e Soldi

da L'Arena 15/07/2008
Ilaria Noro

L’Ateneo veronese rischia di chiudere i battenti. A lanciare l’allarme è il rettore, Alessandro Mazzucco, che punta il dito sui i tagli imposti dal governo. «La conversione in legge del decreto 112», afferma Mazzucco «verrà blindata attraverso il voto di fiducia entro pochi giorni. Questo prevede un taglio alle università del 20 per cento dei finanziamenti, che per noi vuol dire chiudere. E non solo per noi. Più che una preoccupazione è una certezza». Stando così le cose, infatti, per salvare l’università pare che non basterà nemmeno aumentare le tasse. E dato che il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro il 25 agosto e considerate le ferie estive, appare remota la possibilità di riuscire a intavolare una trattativa prima di tale data. Tra le novità inserite nel decreto di legge, la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato, una vera e propria «rivoluzione» che avrebbe l’obiettivo promuovere una maggiore autonomia e responsabilità degli atenei. Ma anche su questa soluzione il rettore è scettico: «Questa ipotesi sarebbe praticabile se la normativa che governa le fondazioni fosse diversa da quella attuale e se ci fosse qualcuno disponibile a fare fondazioni». E a buttare benzina sul fuoco, in giorni già tesi per le università italiane, le due classifiche pubblicate ieri da Il Sole-24 Ore e dal settimanale ItaliaOggi che valutano la qualità e la funzionalità di tutti gli atenei della penisola, dagli statali ai privati. Se i risultati resi noti da Il Sole-24 Ore infatti riportano dati ben poco incoraggianti per l’università veronese, con una «pagella finale » che assegna 420 punti su un massimo di 900 e la fa slittare al trentaseiesimo posto su sessanta, prima di Reggio Calabria, quelli di ItaliaOggi la riabilitano. Tra le università che contano tra i 10 e i 50 mila studenti, Verona si colloca al quinto posto, sotto Trento e Milano. I dati de Il Sole-24 Ore riportano, ad esempio, come solo il 29,5 per cento dei docenti abbia ottenuto un giudizio positivo sui progetti di ricerca di interesse nazionale, finanziati dal ministero. «Si tratta di dati parziali, che non tengono in considerazione tutti quei progetti finanziati dalla regione o da privati, come la fondazione Cariverona», precisa Mazzucco. «Quella delle risorse, in tutte le università Verona compresa, è una guerra tra poveri. I fondi e i finanziamenti sono sempre insufficienti, briciole se paragonati a quelli degli altri Paesi. Basti pensare che i dati resi noti dal quotidiano si riferiscono al bando del 2006, perché quello del 2007 deve ancora essere chiuso. Che senso ha intraprendere progetti che verranno approvati e finanziati dopo due anni, quando le idee sono già vecchie o superate da altri che hanno i mezzi per portarle avanti?», afferma Roberto Giacobazzi, preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali che identifica come chiave per risolvere questo problema cronico la meritocrazia. «È necessario valutare e prendere in considerazione le singole realtà». Mazzucco conclude: «Tra gli altri, un dato interessante è quello dell’attrattività». Trentasei è la percentuale delle immatricolazioni che arrivano da fuori regione: «Un elemento che sottolinea come la nostra non sia più un’università locale, ma che al contrario è in grado di interessare studenti da altre parti d’Italia».

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