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lunedì 10 novembre 2008

OCCUPAZIONI DELLE SCUOLE, NORME E SENTENZE DA CONOSCERE

OCCUPAZIONI DELLE SCUOLE, NORME E SENTENZE DA CONOSCERE

gelmi.jpgSull'arbitrarietà nelle c.d. “occupazioni scolastiche” da parte di studenti, il ministro degli interni ha recentemente dichiarato che “chi occupa le scuole sarà denunciato”

Di Italo Di Sabato, Responsabile naz. Osservatorio Repressione


I reati configurabili, o che solitamente vengono contestati, in questi casi, sono l' “invasione di terreni o edifici”, art. 633 c.p., e l' “interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”, art. 340 c.p..

La giurisprudenza di merito e di legittimità si è espressa in più occasioni sulla liceità penale (o meno) delle occupazioni scolastiche.

Con sentenza del 30 marzo 2000 la II sezione della Corte di cassazione è intervenuta sul punto statuendo che: “ Non è applicabile l'art. 633 alle occupazioni studentesche perché tale norma ha lo scopo di punire solo l'arbitraria invasione di edifici e non qualsiasi occupazione illegittima. .... L'edificio scolastico, inoltre, pur appartenendo allo Stato, non costituisce una realtà estranea agli studenti, che non sono dei semplici frequentatori, ma soggetti attivi della comunità scolastica e pertanto non si ritiene che sia configurato un loro limitato diritto di accesso all'edificio scolastico nelle sole ore in cui è prevista l'attività scolastica in senso stretto.”

Tale sentenza ha avuto, inoltre, il pregio di individuare correttamente il momento consumativo e la condotta del reato contestato ed opera una sagace distinzione tra il momento dell'invasione di un edificio e quello della permanenza non consentita all'interno degli spazi, stabilendo che non è possibile assimilare la seconda alla prima in quanto “quando il legislatore ha voluto caratterizzare come fatto penalmente rilevante la permanenza arbitraria all'interno di un luogo, lo ha fatto con una previsione espressa, inversamente si incorrerebbe nella vietata analogia in malam partem ”.

Pregevole appare anche
la ricostruzione dell'alterità del bene invaso in relazione agli edifici scolastici. La Corte regolatrice sottolinea che ai sensi del D.P.R. 21.5.74 n. 416 la scuola costituisce una realtà non estranea agli studenti che contribuiscono e concorrono alla sua formazione e al suo mantenimento, con un potere-dovere di collaborare alla protezione e alla conservazione della stessa, per cui non sembra configurabile un loro limitato diritto d'accesso nelle sole ore in cui è prevista l'attività didattica in senso stretto.

In tale disposto la Corte regolatrice stabilisce che nel reato di cui al 633 c.p. il termine invasione va interpretato come “una qualunque intromissione dall'esterno con modalità violente “

Altra pronuncia di legittimità soccorre nella ricostruzione dei contorni del reato in esame stabilendo che: “Il reato in questione costituisce una delle ipotesi di illiceità speciale: il fatto oggettivo dell'arbitrarietà del comportamento, essendo elemento costitutivo di fattispecie, deve riversarsi nell'elemento soggettivo del reato e costituire oggetto di rappresentazione e volizione da parte del soggetto agente,con la conseguenza che qualora il soggetto agente cada in errore sull'effettiva portata di una norma extrapenale, ritenendo legittimo il proprio comportamento, deve essere esente da responsabilità per mancanza di dolo ex art. 47 III comma c.p. dal momento che non si è rappresentato un elemento positivo della fattispecie”( così Cass. Sez. II, 17.5.1988, Oliva).

Tali statuizioni portano a concludere che l'esistenza per gli studenti di un diritto di critica fondato sulla loro libertà di espressione, pensiero e associazione all'interno della scuola fondano per gli studenti l'esercizio di un diritto che non verrebbe solo supposto dagli stessi ma che fonderebbe un'oggettiva causa di giustificazione.

Sulla interruzione di pubblico servizio

Diversa è la fattispecie di cui all'art. 340 c.p. che, laddove non vi sia un complessivo assenso ed una partecipazione alle iniziative di protesta da parte degli insegnanti, dei presidi, del personale amministrativo, tecnico e ausiliario della scuola (ATA) potrebbe integrarsi nel caso in cui gli studenti impedissero deliberatamente il regolare svolgimento delle lezioni.

A tale fine si indica la giurisprudenza
più significativa.

“Se la c.d. "occupazione" della scuola da parte degli studenti avviene senza modalità invasive, e cioè consentendo lo svolgersi delle lezioni e l'accesso degli addetti, non è configurabile il reato di interruzione di pubblico servizio , neanche se l'attività didattica si svolge con difficoltà ed in mezzo a confusione. Tribunale Siena, 29 ottobre 2001”.

L'occupazione temporanea di una scuola, sebbene per motivi sindacali, integra gli estremi della fattispecie di cui all'art. 340 c.p. quando le modalità di condotta, volte ad alterare il normale svolgimento del servizio scolastico, esorbitano dal legittimo esercizio dei diritti di cui agli artt. 17 e 21 Cost., ledendo altri interessi costituzionalmente garantiti.” Cassazione penale , 03 luglio 2007 , n. 35178.

Da ultimo, per gli insegnati
si evidenzia che, con una recente pronuncia, il Consiglio di Stato ha così statuito: “situazioni di c.d. occupazione di un Istituto scolastico per lo stato di agitazione degli studenti non esplicano un effetto esonerativo o di attenuazione degli obblighi di presenza, intervento e controllo del corpo del personale docente ed amministrativo della scuola, che tanto più devono garantire la loro presenza per evitare degenerazioni delle iniziative assunte dagli studenti all'interno dell'istituzione scolastica” (Cons. Stato, Sez. VI, 17/10/2006, n.6185). Pertanto, anche in caso di occupazione, continua a gravare sui docenti l'obbligo di presenza, intervento e controllo esistente anche in situazioni di normale svolgimento delle lezioni

www.osservatoriorepressione.org


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domenica 2 novembre 2008

30 Ottobre a Verona

La mobilitazione del 30 ottobre 2008 è stata a Verona un evento grande, perchè partecipato e pacifico, e bello, perchè giovane e allegro: 2500- 3000 autorganizzate/i studentesse/i di scuole superiori e universistà, ricercatori e ricercatrici, docenti hanno detto NO ai provvedimenti del governo che vogliono distruggere (e non migliorare) l’istruzione pubblica italiana. L’occupazione di piazza Dante con lezioni all’aperto ed interventi pubblici organizzata da studentesse/i e insegnati delle superiori si è unita al corteo partito dall’università, formato a sua volta da studenti, docenti e
ricercatori dando vita ad un fiume che ha riempito di contenuti e colori il centro della nostra Città.
“Noi non siamo contro la scuola, noi siamo la scuola!” era uno degli slogan scanditi ed infatti in questa giornata la piazza è stata di chi ritiene importante e indispensabile, la scuola come veicolo di cultura che è elemento di crescita e miglioramento personale; di chi non sopporta che il governo faccia cassa taglianodo i fondi per l’istruzione pubblica, diminuendo le ore di lezione,facendo salire le tasse, precarizzando e tagliando i posti di lavoro, chiudendo istituti interi… in poche parole disarticolando e deprimendo l’intero universo pubblico e formando una scuola per pochi, per chi se la può permettere.

È chiaro che a Roma dopo le settimane di mobilitazioni ed a Verona, dopo la festosa, colarata e pacifica, invasione di piazza Bra chi comanda non potrà, com’è accaduto fino ad ora, far finta di niente negando la democrazia e la libertà su cui si fonda ancora il nostro Paese e la nostra comunità: questo movimento spontaneo và ascoltato!

Il Partito della Rifondazione Comunista ed i/le Giovani Comuniste/i hanno avuto il piacere di entrare nel flusso spontaneo di questa protesta, facendo un passo indietro sulla propria identià ed accettando di sfilare senza i propri simboli, per non dare segnali che potessero essere equivocati. Questa è infatti una lotta che condividiamo e che continueremo a sostenere con forza e decisione, schierandoci contro i tagli di risorse e posti di lavoro che porta alla riduzione dell’orario scolastico nelle primarie, alla chiusura di interi plessi scolastici, alla trasformazione di Atenei pubblici in fondazioni private.
Per noi non può passare il progetto di una società priva di un’istruzione e di una scuola di qualità e accessibile a tutte/i, perchè questo è il primo segno che connota una società libera e democratica!

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venerdì 31 ottobre 2008

"Maroni parli e si dimetta". Grillo mette in rete il video della chiacchierata tra il "provocatore" e la polizia

da www.rainews24.it

Il ministro Maroni spieghi cosa e' successo ieri a Piazza Navona e chiarisca la presenza di infiltrati. Poi, si dimetta. E' quanto chiede Beppe Grillo sul suo blog dopo gli incidenti di guerriglia urbana di Roma.

"Ieri - scrive Grillo - in Piazza Navona c'era un camion lasciato passare dalla Polizia. Nel camion c'erano caschi, mazze, forse tirapugni e una ventina di provocatori. Provocatori, non studenti. I provocatori hanno picchiato gli studenti sotto gli occhi della Polizia. Uno dei provocatori, come si puo' vedere dal video, e' in rapporti affettuosi, di grande simpatia con la Polizia, come se fosse un collega".

"La piazza - prosegue la cronaca di Grillo - era gremita. Un camion con mazze e teppisti poteva essere li' solo in due casi: perche' la Polizia lo ha consentito su ordine di qualcuno; perche'
la Polizia non governava la piazza. Maroni, il ministro degli Interni, che prende istruzioni dettagliate, un portaordini dello psiconano - aggiunge - dovrebbe spiegarci cosa e' successo e dopo dimettersi".

Per Grillo, e' la dimostrazione che "la politica e' fallita. Il cittadino puo' solo dialogare con il poliziotto in tenuta anti sommossa. Se non basta la Polizia, allora arrivano gli infiltrati, cosi' i giornali e le televisioni di regime possono gridare agli 'scontri tra studenti'. Giornalisti, non vi
vergognate? Le vostre parole sono peggio delle mazze tricolori degli squadristi di Piazza Navona".

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venerdì 24 ottobre 2008

INVESTIRE SULLA SCUOLA VUOL DIRE INVESTIRE SUL FUTURO

Il governo Berlusconi-Bossi-Fini mette a disposizione miliardi di euro per i banchieri

mentre taglia 8 miliardi per la SCUOLA PUBBLICA

In tutta Italia prosegue la mobilitazione di genitori, insegnanti e studenti per difendere il diritto all’istruzione in una scuola pubblica dignitosa

Il 30 ottobre, dopo lo sciopero del 17 dei Sindacati di base, sciopero generale dei Sindacati della scuola di CGIL CISL UIL

LUNEDI’ 27 OTTOBE alle 21

presso la Federazione del PRC

in via BENEDETTI 18/a (Borgo Roma)

incontro con CORRADO BARES

della segreteria provinciale della FLC CGIL scuola

per cercare di capire cosa sta succedendo nel mondo della scuola e le prospettive del movimento di opposizione alle scelte del governo

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giovedì 23 ottobre 2008

SCUOLA/ DAL GOVERNO SOLO REPRESSIONE. SALVANO LE BANCHE E NON LE SCUOLE: QUESTA VOLTA IL RE E' NUDO

Dichiarazione di Elisabetta Piccolotti - Portavoce nazionale dei Giovani Comunisti/e (PRC)


Quello di Berlusconi è un governo autoritario e antidemocratico, intenzionato a instaurare un vero e proprio stato di polizia contro il diritto democratico di tutti e tutte a manifestare il proprio dissenso. La reazione del governo contro migliaia di insegnati e studenti che in questi giorni stanno scendendo in piazza in tutta Italia è gravissima: pensare di mandare le forze dell'ordine nelle scuole e nelle università occupate è un delirio violento e repressivo.

Questa generazione non si farà rubare il futuro da un governo che pensa di imporre le proprie leggi con la forza: sarà il movimento per la libertà del sapere e della conoscenza a non retrocedere nemmeno di un millimetro, come dimostrano le tante azioni di conflitto che stanno prendendo corpo anche in queste ore in reazione alle dichiarazioni di Berlusconi. In movimento sono tutte le scuole e le università del paese, è una vera e propria insorgenza diffusa contro chi vuole fare il deserto della formazione e istruzione pubblica. Non lottano a difesa della formazione che c'è, lottano per trasformarla, progettano

un futuro diverso per se stessi. Ci vorrebbero tutti precari,ignoranti, subordinati. Salvano le banche, ma dicono di non poter salvare le scuole: il re questa volta è nudo. Per questo queste mobilitazioni non si fermeranno di fronte a nessuna divisa, tantomeno di fronte a chi pensa di utilizzare il vecchio giochino dei 'buoni e cattivi'. Nelle occupazioni c'è l'intero mondo della conoscenza che lotta contro le sue leggi, Berlusconi farebbe meglio a prenderne atto, invece di progettare strategie repressive, sgomberando centri sociali, come ieri l'Horus di Roma, le occupazioni di scuole a Firenze, ed a ritirare immediatamente tutti i provvedimenti presi in questi mesi.

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mercoledì 22 ottobre 2008

SCUOLA, AVVISO A BAVA BECCARIS-BERLUSCONI

SOSTENIAMO LE LOTTE DEGLI STUDENTI. IL GOVERNO USI FORZE DELL'ORDINE CONTRO LA CRIMINALITA' ORGANIZZATA, NON PER REPRIMERE DIRITTI
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc

Avviso a Bava Beccaris-Berlusconi. Rifondazione comunista sostiene e continuerà a sostenere tutte le occupazioni che si stanno svolgendo e si svolgeranno nelle scuole, nelle università e nelle strutture di ricerca del mondo scolastico italiano.

Il presidente del Consiglio non provi a trasofrmare una libera e democratica forma di protesta sociale in un problema di ordine pubblico.

Le forze dell'ordine il governo pernsi ad usarle contro la criminalità organizzata che minaccia, uccide e scorrazza in un gran pezzo del territorio del Paese, non contro gli studenti, i professori e i ricercatori che non fanno altro che rivendicare i loro diritti.

Roma, 22 ottobre 2008

--
Ufficio stampa Prc

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sabato 18 ottobre 2008

UNITI SI VINCE

Il grande movimento che si sta sviluppando sta prendendo la parola assemblea dopo assemblea, scuola per scuola, nei comitati di quartiere, nelle sedi di partito tornate a nuova vita, e oggi lo ha dimostrato in piazza con l’altissima adesione allo sciopero promosso dal sindacalismo di base, che per primo ha dato prova di unità, rispondendo a una richiesta vastissima

di Gennaro Loffredo, responsabile nazionale dip scuola Prc


Nell’Italia dell’Unità la scuola era gerarchica
, rigida ed autoritaria. Sugli insegnanti gravava un forte controllo burocratico e repressivo. Gli studenti, al pari di militari, andavano irreggimentati ed asserviti. La sua impostazione era chiaramente dualistica ovvero divisa in due ordini che non comunicavano tra loro: il classico, destinato ai ceti sociali superiori e finalizzato alla loro riproduzione; il tecnico, addestramento professionale, destinato al resto del popolo.
La legge Casati (1859) sancisce la nascita del sistema scolastico italiano. La classe dirigente si dota così, e si attrezza per gestirlo, del proprio apparato ideologico e formativo per la continuità dei rapporti di produzione e sociali capitalistici. Di buono c’era in quel periodo, oltre che la nascita dello Stato unitario – oggi fortemente messo a rischio con il federalismo fiscale - la volontà di togliere al clero l’egemonia nel campo dell’istruzione e dell’educazione.
Per il resto, la Gelmini evidentemente nostalgica di quel periodo, con la sovrintendenza di Brunetta e Tremonti, ripristina tutto il peggio e va oltre.. E come una candida novizia, in una trasmissione su Canale 5 – “Mattino 5”- si stupisce del fatto che centinaia di migliaia fra studenti, docenti, genitori, lavoratori del mondo della scuola occupino scuole, università, decine di piazze in tutta Italia. Restaura la scuola ed asserisce che la protesta è incomprensibile.
Crea classi differenziali per i bambini stranieri e dice che lo fa per loro. Caccia 150mila lavoratori dicendo che non ha i soldi ed intanto il Governo li da alle banche. Anima candida. Pia donna. Lavora per il nostro bene. Che ingrati che siamo! La grande manifestazione promossa dalle forze della Sinistra l’11 ottobre scorso, il riuscitissimo sciopero di oggi indetto dal sindacalismo di base ci dicono che nella società c’è una gran voglia di uscire dal ghetto nel quale il governo vuole relegare la protesta ed il diffuso dissenso.
Finalmente i temi della scuola, dell’università e della ricerca conquistano le prime pagine dei giornali nazionali. I salotti televisivi sono ancora inaccessibili; proprietà privata ad uso e consumo dei soliti noti. Ma il grande movimento che si sta sviluppando la parola se la prende da solo. Se la conquista assemblea dopo assemblea, scuola per scuola, nei comitati di quartiere, nelle sedi di partito tornate a nuova vita. In periferia come al centro, dal nord al sud Italia, isole comprese. Si moltiplicano le voci che chiedono unità nella lotta. Non si può continuare ad essere separati. E’ una grande battaglia di civiltà; è una grande battaglia per il futuro.
“Riprendiamoci il futuro dei nostri bambini” è lo slogan più ricorrente. Le prossime tappe, lo sciopero generale della scuola del 30 ottobre prossimo e quello annunciato per metà novembre di università e ricerca sono appuntamenti importanti da non mancare. Rifondazione Comunista lavorerà per la loro riuscita, come ha già fatto per lo sciopero di oggi e per tutte le iniziative sin qui promosse in tutta Italia a partire dal luglio scorso.

Vivo apprezzamento alle migliaia di studenti e studentesse che hanno chiuso il corteo di oggi sotto le finestre della “beata” MariaStella assunta in “cielo” per opera dello spirito santo.
Roma, 17 ottobre 2008

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giovedì 9 ottobre 2008

10-11 Ottobre 2008: NON E' CHE L' INIZIO...

Il 10 e l' 11 ottobre noi studenti e studentesse Italiane non saremo ad occupare i nostri soliti banchi, il 10 ottobre saremo in tutte le piazze d' Italia a manifestare la nostra libertà di conoscere e di apprendere in una scuola ed in una università pubblica, per chiedere l'immediato ritiro dei
provvedimenti del Ministro Gelmini e con questa obiettivo, l'11 ottobre,saremo tra i protagonisti della manifestazione nazionale dell' opposizione sociale a Roma.

Il nostro autunno, l'autunno dell' opposizione al Governo delle destre, è cominciato!

Un nuovo movimento comincia a prendere corpo nel Paese, nelle scuole elementari occupate dalle maestre precarie e nelle aule universitarie agitate degli studenti e dai ricercatori privati, negli istituti del CNR minacciati dai tagli del Governo, e nei volti del milione di persone che ha preso parte alla mobilitazione promossa alla CGIL.

E non è che l' inizio...

Scegliamo di riprenderci la voce e la parola, quella che ci è stata negata dalla Ministra Gelmini e da un Governo che ha scelto di aspettare la chiusura delle scuole per introdurre misure che smantellano il sistema pubblico dell' istruzione, senza nessun confronto e nessuna consultazione
con i soggetti che la scuola la vivono e con il Parlamento, ma anzi usando la decretazione d'urgenza per esautorare ogni forma di democrazia nel Paese.

Scegliamo di opporci ad un Governo autoritario e reazionario che considera la scuola e l'università' servizi da dismettere e che taglia di oltre 8 miliardi di Euro i finanziamenti statali, rendendo precaria ed incerta la condizione dell' insegnamento, licenziando migliaia di maestre e di pubblici
dipendenti, abbandonando la ricerca ed ogni investimento nel diritto allo studio e per l' edilizia scolastica.

Questo mentre si moltiplicano i finanziamenti pubblici alle scuole private, mai stati così consistenti come ora, mentre il "Ticket scuola Lombardo" viene considerato il nuovo modello di investimento, quel ticket che in nome di una fantomatica libertà di scelta trasferisce i fondi dalla scuola pubblica a quella privata trasformando l' assetto del sistema formativo.

In pochi mesi l' anonima Ministra Gelmini ha scelto di essere garante della restaurazione di un passato e di una società che non esiste più, di una scuola che boccia gli studenti agli esami di riparazione ma che non riceve i fondi per organizzare i corsi di recupero, di scuole elementari paternaliste dove il maestro unico si reintroduce dimostrando l' assenza di ogni ideapedagogica e di offerta formativa articolata ed all' altezza del tempo
presente.

E' la scuola del ricatto della condotta, dove la bocciatura è la cifra di un ordine basato sul controllo e l' omologazione, in cui gli educatori diventano giudici arbitrari dei nostri comportamenti e degli stili di vita e arbitri e sentinelle di ogni movimento di dissenso.

Una scuola che incapace di intervenire nelle profonde contraddizioni che attraversano la nostra generazione fa appello alla polizia, invitando agenti e cani antidroga a sorvegliare gli istituti, come avviene periodicamente nelle scuole Romane, o istallando decine di telecamere davanti agli ingressi scolastici.

Questi provvedimenti ci danno la misura dell' emergenza politica che attraversa il nostro Paese perché rappresentano un' idea di società, prima ancora che di scuola: una società in cui il possesso del sapere è il parametro per la divisione sociale del lavoro e dell' appartenenza ad un
immodificabile "status quo", dove il pensiero unico è l' unico sistema di pensiero tollerato.

Per questo, dopo anni, si abolisce l' obbligo d' istruzione fino a 16 anni, favorendo la canalizzazione precoce degli studenti tra istruzione liceale e formazione lavorativa, separando irrimediabilmente le prospettive degli studenti dei licei da quelle degli istituti tecnici o ad esempio, estendendo i numeri chiusi e programmati a tutte le facoltà e alle lauree specialistiche.

Per questo si abbandona ogni politica di inserimento scolastico che garantisce il diritto al sapere: cioè libri di testo gratuiti, borse di studio, studentati e più in generale politiche inclusive.

Nel sistema formativo e nella società italiana, studiare e conoscere non rappresentano più strumenti di libertà, di emancipazione e di mobilità sociale, perché la separazione tra la formazione delle classi dirigenti e l'inculturazione di massa diventa totale, tra la formazione pauperizzata e di massa e la formazione elitaria e specialistica diversi sono i tempi, i
modi e le finalità.

Secondo i dettami e gli accordi Europei che dal processo di Bologna in poi hanno ridefinito l'architettura del sistema formativo dalle scuole elementari fino ai massimi livelli di specializzazione, la formazione è articolata come un sistema piramidale dove la selezione esiste su molteplici livelli di inclusione possibile, tutti rigorosamente a pagamento.

Per questo tutto quello che non rientra nei canali dell'eccellenza e della formazione privilegiata viene abbandonato all' incuria ed alla solitudine, poiché utile solo alla preparazione dei futuri precari e precarie. Gli investimenti diretti sono concessi solo ai pochi poli di eccellenza
strategica e produttiva presenti in Italia mentre la stragrande maggioranza dei luoghi formativi, dagli istituti tecnici alle facoltà umanistiche, dovrà trovare altre soluzioni ricorrendo agli aumenti delle rette o ai finanziamenti privati.

In questo senso si spiega la volontà di trasformare le scuole e le università in fondazioni di diritto privato. Nel disegno della Gelmini infatti gli attuali enti formativi potranno, con un voto semplice del
consiglio d' istituto o del consiglio di amministrazione, diventare vere e proprie aziende, sostituendo ai propri organi democratici i consigli di amministrazione, dando potere alle aziende ed agli enti privati in cambio dei loro fondi.

Inoltre le fondazioni, concentrando tutto il potere nella figura del manager, che avrà anche la possibilità di definire contratti e assunzioni del personale, completeranno definitivamente il processo di aziendalizzazione dei luoghi della conoscenza in atto da anni nel nostro
Paese.

I costi che questo avrà sulla didattica, sulle finalità dello studio e sulla cultura e quindi sulla sostanza della democrazia nel nostro Paese, saranno altissimi.

Dismettere il patrimonio di conquiste che in Italia i movimenti sociali hanno strappato, dismettere l' idea del sapere come patrimonio comune e dell' istruzione come diritto di massa, capovolgere il principio dell' insegnamento come processo dialettico e democratico per affermare il ruolo
disciplinare e autoritario del rapporto tra studente e formazione ci danno la portata della ristrutturazione che abbiamo di fronte.

Dimostrato anche dai continui attacchi al patrimonio culturale e democratico della società nata dopo il '68, è evidente come questo progetto sia il tentativo di provare a formare le giovani generazioni su un nuovo sistema simbolico basato sulla passività, l'omologazione e la totalizzazione della vita al ricatto del capitale.

Per questo proclamiamo uno stato di permanente agitazione per contrastare questo Governo e la sua idea di società, perché scegliamo di riprenderci la vita ed il futuro, scegliamo di riprenderci le scuole e le università, per affermare la libertà di accesso alla conoscenza in ogni suo livello e manifestazione. Per questo facciamo appello a tutti gli studenti e le studentesse, a tutti i collettivi, movimenti, associazioni forze politiche e sindacali ed a tutte le donne e uomini liberi a partecipare alle prime mobilitazioni d' Ottobre il 10 e l' 11, per dare corpo e anima all'opposizione sociale, difendere i diritti e la democrazia.

Saremo in piazza per chiedere:

il ritiro del ddl 112 e il ddl 132

il ritiro dei tagli previsti in finanziaria

il ritiro degli esami di riparazione

la fine del biennio unitario

vogliamo una riforma partecipata della didattica investimenti sulle attività e i progetti autogestiti

pretendiamo la riforma della governance e degli organi di rappresentanza aumentando la partecipazione studentesca ed escludendo ogni partecipazione di sponsor o aziende private

vogliamo una carta di cittadinanza studentesca (trasporti, mostre, cinema.Implementazione della carta IOSTUDIO, fatta dal precedente governo)

necessitiamo investimenti straordinari sul diritto allo studio e sul edilizia scolastica

vogliamo scuole aperte il pomeriggio agli studenti ed ai soggetti sociali

la regolamentazione degli stage e di ogni prestazione lavorativa

investimenti straordinari per il recupero dei debiti e delle carenze formative

vogliamo l'assegnazione e l'istituzione di spazi polifunzionali autogestiti

NON E' CHE L' INIZIO...

LE SCUOLE SONO NOSTRE, LE SCUOLE SONO DI CHI AMA!

Giovani comunisti/e

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martedì 23 settembre 2008

La Scuola dei Berlusconiani

avevano detto che…
avrebbero cancellato il sistema dei debiti

invece hanno reintrodotto una sottospecie di “esami di riparazione” dal 1 al 15 settembre l’Italia –insieme all’Ungheria- è l’unico paese in Europa in cui si boccia con un debito, con uno spreco evidente di risorse a causa degli scarsi finanziamenti alle scuole questo significa un aumento esponenziale delle spese per “ripetizioni estive”

avevano detto che…
avrebbero investito nella qualità della scuola

invece hanno aumentato il numero di alunni per classe l’alto numero di docenti precari comporta una continua rotazione tutti gli anni hanno introdotto il voto di condotta –che fa media!!- per ricattare gli studenti l’orario degli istituti superiori è sicuramente “alto” (si arriva anche a 36 ore settimanali), ma non è tagliando i finanziamenti che si migliora la qualità delle scuole

avevano detto che…
avrebbero dato più voce a studenti e famiglie ..

invece il progetto di legge Aprea cancella, nei fatti, gli organi collegiali e il diritto di assemblea nelle scuole la scuola sarà governata da un preside “manager” e da un “consiglio di amministrazione”: sono proprio questi i termini usati!!
questo “consiglio di amministrazione” definirà un regolamento per definire le forme della partecipazione di studenti e famiglie.

meditate gente meditate …

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venerdì 5 settembre 2008

Gelmini, esame a Reggio. I giovani avvocati: si dimetta

da www.rainews24.it 5/09/2008

''Il ministro Gelmini si è trasferita a Reggio Calabria per diventare avvocato? Si dimetta senza
ritardo''. L'Ugai (Unione giovani avvocati italiani) dopo aver appreso con ''stupore'' da un articolo del Corriere della Sera che ''il ministro si è trasferita da Brescia a Reggio Calabria per poter diventare avvocato'' ne chiede le dimissioni.

''E' nota a tutti l'enorme difficoltà di diventare avvocati in Italia, visto che a livello nazionale ormai solo il 35,40% dei candidati riesce a abilitarsi. Tuttavia è davvero incredibile - sostiene il presidente Gaetano Romano - che a utilizzare la scorciatoia del trasferimento sia stata proprio colei che ha sottolineato la mancanza di preparazione di una parte degli insegnanti italiani che si trasferiscono al Nord Italia''.

I giovani avvocati sono ''ansiosi di verificare'' come si comporterà Gelmini quando il Consiglio dei ministri esaminerà la riforma dell'accesso alla professione forense, che il suo collega Alfano ha annunciato e che secondo l'Ugoi è tesa ''a rafforzare ancor di più la casta degli avvocati cassazionisti'': ''Non ci stupiremmo se il ministro Gelmini, dopo essere diventata avvocato trasferendosi da Brescia a Reggio Calabria desse il suo benestare al progetto di chiusura definitiva dell'accesso alla professione forense''.

A chiedere le dimissioni di Gelmini è anche il leader del movimento Diritti Civili, Franco Corbelli; Antonio
Borghesi, vicecapogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera; nonché alcuni parlamentari del Pd.

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mercoledì 3 settembre 2008

D'ISTRUZIONE PUBBLICA

Domenica 7 Settembre 2008 ore 21
Festa in Rosso Giardini di Ponte Catena

Tutto quello che avreste voluto sapere e non avete mai avuto il coraggio di chiedere

D'ISTRUZIONE PUBBLICA

Tagli ai finanziamenti? Voto di Condotta? Privatizzazioni?

Riduzione dell'Orario? Maestra/o Unica/o? Tagli agli organici?

Conislgio di Amministrazione? Eliminazione delle RSU?

ne parliamo con
Loredana Fraleone
Responsabile Dipartimento Scuola PRC

Giampaolo Romagnani
Ordinario di Storia Moderna Università di Verona

Laura Delfini
Segretaria Generale FLC CGIL Scuola Verona

Partito della Rifondazione Comunista Verona - Giovani Comuniste/i Verona

www.prcverona.it
http://gcverona.blogspot.com

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giovedì 28 agosto 2008

La scuola è morta, nasce la "fondazione" Gelmini

da Liberazione 28/08/2008

Rina Gagliardi
Un programmino di classe niente male, che attacca al cuore l'idea di fondo che ha finora retto il nostro sistema scolastico: una scuola di massa, e di qualità, per tutti, come perno della nostra democrazia. Oggi, certo, per una tale controriforma (o peggio controrivoluzione), il clima appare assai più propizio. Lo diceva a suo modo Tullio De Mauro proprio sul Corriere di ieri: non si intravede una vera alternativa, da sinistra, a questa ebbrezza americanizzante. In effetti, proprio lì a Rimini, la shadow ministra del Pd, Maria Pia Garavaglia, non ha obiettato quasi nulla allo show gelminiano. Ed è parsa consentire, in particolare, alla proposta-clou della ministra: la trasformazione delle scuole pubbliche (sull'onda di quanto già è stato deciso nel Dpf per l'Università) in "Fondazioni di diritto privato", grazie alla quale gli istituti che lo vorranno potranno usufruire dei finanziamenti privati che vogliono, dotarsi, al posto del Consiglio di Istituto, di un vero e proprio Cda, gestirsi come aziende, con tanto di sponsor, preside-manager e privatizzazione dei rapporti di lavoro.
In effetti, ci aveva già provato, durante il governo Prodi, il ministro Fioroni, che però era stato costretto a "più miti consigli" (a limitare cioè il ruolo delle Fondazioni al regime fiscale) dalla resistenza dei futuri partiti extraparlamentari. Che dire? Meno funzionano, e più diventano di moda, a destra e a sinistra, queste benedette Fondazioni. Tutti hanno sotto gli occhi il disastro di quelle lirico-sinfoniche, realizzate in pompa magna proprio dal centrosinistra, ma nessuno se ne dà per inteso - non hanno un pensiero di ricambio al posto della pur agonizzante ideologia neoliberale. E la Gelmini ha avuto anche il coraggio di dire che, le Fondazioni realizzate nelle scuole paritarie sono un esempio da imitare, «giacchè riducono il costo-alunno sotto il livello di quello delle scuole statali». Ed ecco, finalmente, l'assillo autentico del ministro: risparmiare, ridurre, tagliare.
Ma si può pensare ad una buona scuola, per di più restaurata, come vuole la destra, nella sua più arcaica ideologia di luogo deputato alla trasmissione delle gerarchie e dell'autorità, a forza di massacri e di demolizioni? Certo che si può: basta rinunciare all'ambizione - tipica non del socialismo, ma delle democrazie avanzate - del diritto allo studio per tutti. Basta guardare agli Stati Uniti, dove le uniche scuole decenti, superiori e universitarie, sono private, cioè si pagano a carissimo prezzo - e dove le scuole pubbliche ci sono sì, ma sono destinate alle classi dominate, lavoratori poveri, immigrati, chicanos , neri. Basti pensare ad alcune teorie sociologiche in voga da quelle parti, che teorizzano la convenienza "ottimale" di un sistema scolastico non solo censitario, ma castale, funzionale cioè alla autoriproduzione delle classi dirigenti (la diffusione eccessiva di alte qualifiche, nelle classi subalterne, creerebbe, secondo questo pensiero regressivo, disordine sociale e relazionale, e renderebbe intellettualmente troppo povero e pochissimo creativo il lavoro esecutivo, o subalterno). Insomma, com'è ovvio, la privatizzazione della scuola non concerne soltanto la scuola: è in perfetta coerenza con un'idea di società chiusa e con quella tentazione a-democratica che i vari capitalismi perseguono dai tempi della Trilateral (la troppa democrazia e il surplus di aspettative e di domande). Un'idea che fa a pugni con un'intera tradizione liberal e liberale, e con la stessa nozione di "società aperta". Oddio, direbbe la Gelmini, i "capaci e meritevoli", anche se poveri, troveranno sempre il modo di affermarsi, avranno le dovute borse di studio e potranno magari arrivare al Nobel, se se lo sono "meritato". Appunto, qualche eccezione alla regola è sempre consentita, insieme alla carità e alla filantropia, opportunamente detassate, secondo i dettami del "capitalismo compassionevole" - purché s'intende, il povero o il negro siano eccezionalmente dotati e quasi altrettanto eccezionalmente fortunati. Ma l'idea essenziale, appunto, è quell'altra.
Quanto consenso sono destinate ad avere le idee della Maria Stella? Nel mondo della scuola, che è già in notevole ebollizione, quasi nessuno. E tuttavia bisogna sapere che, questa volta, la battaglia sarà molto più difficile. Perché una parte consistente della sinistra moderata (del Pd) o condivide, nella sostanza, questi progetti o è scettica o è comunque incerta. Perché anni di furiose e possenti campagne hanno costruito un'immagine distorta - e di comodo - della scuola reale, e diffuso un pericoloso senso comune regressivo su tutto ciò che è pubblico (i "fannulloni"). Perché si tenterà di dipingere i movimenti di protesta - che noi speriamo di vedere nascere e crescere in autunno - come "corporativi" o "conservatori". Perché è troppo tempo che, a sinistra (sinistra-sinistra), le questioni della scuola e della formazione sono sottovalutate nel loro valore essenziale e generale. Noi, naturalmente, contiamo di essere smentite, al più presto…


28/08/2008

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giovedì 21 agosto 2008

Libri più abbonamenti e la famiglia si svena

da L'Arena 21/08/2008

Anna Zegarelli Ci siamo, tra meno di un mese le scuole riapriranno. L’inizio del nuovo anno scolastico, il 15 settembre, è quindi sempre più vicino e le famiglie non di certo si fanno trovare impreparate. Da alcuni giorni mamma e papà sono già passati dalle librerie del centro per assicurarsi i nuovi testi scolastici. Infatti nelle librerie e nelle cartolerie più accreditate della città si possono trovare i depliant dei diversi istituti superiori e delle scuole di secondo grado. Fin qui si consuma la prima parte dell’iter di chi con «l’affare scuola», deve vedersela per forza. Questa prima tradizionale mossa, che è la prenotazione non costa nulla. È nella seconda fase, quella del dovere mettere mano al portafogli che si scatenano molteplici commmenti che non sono mai positivi. C’è infatti chi si dispera, come nel caso di una mamma di Costermano, perché a conti fatti tra libri, corredo scolastico dato da zaino, astuccio e cancelleria, arriverà a spendere la bellezza di 1.500 euro. Un’eccezione che colpisce soprattutto le famiglie degli adolescenti della provincia veronese costrette a fare i conti con l’abbonamento del pullman e i testi scolastici che non hanno un «tetto sicuro», come ha disposto il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini per le scuole medie. Per i genitori «i neofiti dell’elementari» il tutto si limita al corredo e c’è chi non bada a spese. Tra zaino all’ultima moda, astuccio, accessori vari potrà arrivare a spendere anche 200 euro. Ma questa è una spesa dettata da scelte personali. Chi vorrà potrà quindi spendere molto meno, anche soli 50 euro. [/FIRMA]ABBONAMENTI. È una spesa che incide sul bilancio scolastico di chi frequenta le scuole superiori. L’Atv dal 2006 non ha più aggiornato il proprio tariffario, anzi ha promosso nuove iniziative come quella dedicata proprio ai dieci mesi di frequentazione scolastica. L’abbonamento in questo particolare caso include anche i giorni festivi. Il pagamento si basa sul chilometraggio che va dai paesi della cintura come ad esempio San Martino Buon Albergo, a quelli più lontani come San Zeno di Montagna: tradotto in euro la spesa minima è di 225 , la massima di 542. L’azienda assicura che il risparmio è del 10 per cento. ma c’è chi assicura che è meglio tirarli fuori un poco per volta. «50 euro di risparmio non sono di certo favorevoli», assicura una mamma. Lei preferisce spendere 66 euro al mese quasi fosse una rata di un prestito qualsiasi. LIBRI. La novità del tetto di spesa per le scuole secondarie di secondo grado introdotto dal ministero dell’Istruzione, nel caso veronese viene rispettato. Nelle librerie notiamo che la maggior parte delle classi di prima media hanno addirittura mantenuto il budget sotto la media imposta: al posto di 287 euro le famiglie ne spenderanno 263. Per gli alunni di seconda il tetto previsto è di 127, la spesa effettiva sarà di 113. Ma a lasciare in «braghe di tela» le famiglie sono soprattutto i testi scolastici scelti nelle superiori. In una prima liceo classico spenderanno 450 euro. In una IV ginnasio 320. Poi bisognerà aggiungere il costo dei vocabolari di greco e latino che variano dai 100 agli 80. A lasciare sbalorditi i genitori è il fatto che da una sezione all’altra della stessa scuola superiore la spesa può essere maggiore o inferiore, a seconda del punto di vista, anche di 150 euro. Il tetto viene rispettato nel 80 per cento delle scuole. le superiori come già un sondaggio nazionale ha evidenziato, lo superano in percentuali diverse: dal 10 per cento al 27. SOLUZIONI. Nella libreria Dante in piazza Cittadella fanno notare che alcuni istituti di credito si sono organizzati proponendo prestiti a tasso zero, che finanziano completamente la spesa. È applicabile dai 300 euro ai 1.500. destinatari sono anche gli studenti universitari. Nella libreria Mameli si azzarda un pronostico: nel 2009 i libri scenderanno di prezzo del 30 per cento. Questo grazie a Internet e al fatto che si potranno scaricare gli aggiornamenti dei testi scolastici in uso. Sarà vero? Tra un anno si scoprirà. CORREDO. La scelta è davvero tanta, e la spesa varia a seconda della griffe. Gettonatissime dalle bambine cartelle e accessori di Hello Kitty. Per i maschietti è l’Uomo Ragno.

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mercoledì 13 agosto 2008

MERCATINO DEL LIBRO USATO


CONTRO I PREZZI ALLE STELLE
CONTRO LA SPECULAZIONE SULLA CULTURA


MERCATINO DEL LIBRO USATO
PUNTO ROSSO E GIOVANI COMUNISTE/I VERONA


LIBRI PER GLI STUDENTI, LIBERI CON GLI STUDENTI


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martedì 15 luglio 2008

Studio e Soldi

da L'Arena 15/07/2008
Ilaria Noro

L’Ateneo veronese rischia di chiudere i battenti. A lanciare l’allarme è il rettore, Alessandro Mazzucco, che punta il dito sui i tagli imposti dal governo. «La conversione in legge del decreto 112», afferma Mazzucco «verrà blindata attraverso il voto di fiducia entro pochi giorni. Questo prevede un taglio alle università del 20 per cento dei finanziamenti, che per noi vuol dire chiudere. E non solo per noi. Più che una preoccupazione è una certezza». Stando così le cose, infatti, per salvare l’università pare che non basterà nemmeno aumentare le tasse. E dato che il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro il 25 agosto e considerate le ferie estive, appare remota la possibilità di riuscire a intavolare una trattativa prima di tale data. Tra le novità inserite nel decreto di legge, la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di diritto privato, una vera e propria «rivoluzione» che avrebbe l’obiettivo promuovere una maggiore autonomia e responsabilità degli atenei. Ma anche su questa soluzione il rettore è scettico: «Questa ipotesi sarebbe praticabile se la normativa che governa le fondazioni fosse diversa da quella attuale e se ci fosse qualcuno disponibile a fare fondazioni». E a buttare benzina sul fuoco, in giorni già tesi per le università italiane, le due classifiche pubblicate ieri da Il Sole-24 Ore e dal settimanale ItaliaOggi che valutano la qualità e la funzionalità di tutti gli atenei della penisola, dagli statali ai privati. Se i risultati resi noti da Il Sole-24 Ore infatti riportano dati ben poco incoraggianti per l’università veronese, con una «pagella finale » che assegna 420 punti su un massimo di 900 e la fa slittare al trentaseiesimo posto su sessanta, prima di Reggio Calabria, quelli di ItaliaOggi la riabilitano. Tra le università che contano tra i 10 e i 50 mila studenti, Verona si colloca al quinto posto, sotto Trento e Milano. I dati de Il Sole-24 Ore riportano, ad esempio, come solo il 29,5 per cento dei docenti abbia ottenuto un giudizio positivo sui progetti di ricerca di interesse nazionale, finanziati dal ministero. «Si tratta di dati parziali, che non tengono in considerazione tutti quei progetti finanziati dalla regione o da privati, come la fondazione Cariverona», precisa Mazzucco. «Quella delle risorse, in tutte le università Verona compresa, è una guerra tra poveri. I fondi e i finanziamenti sono sempre insufficienti, briciole se paragonati a quelli degli altri Paesi. Basti pensare che i dati resi noti dal quotidiano si riferiscono al bando del 2006, perché quello del 2007 deve ancora essere chiuso. Che senso ha intraprendere progetti che verranno approvati e finanziati dopo due anni, quando le idee sono già vecchie o superate da altri che hanno i mezzi per portarle avanti?», afferma Roberto Giacobazzi, preside della Facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali che identifica come chiave per risolvere questo problema cronico la meritocrazia. «È necessario valutare e prendere in considerazione le singole realtà». Mazzucco conclude: «Tra gli altri, un dato interessante è quello dell’attrattività». Trentasei è la percentuale delle immatricolazioni che arrivano da fuori regione: «Un elemento che sottolinea come la nostra non sia più un’università locale, ma che al contrario è in grado di interessare studenti da altre parti d’Italia».

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giovedì 26 giugno 2008

LA MANOVRA: Scuola disastrata dai tagli Tremonti

da Il Manifesto del 25/6/2008

Via 100 mila docenti. E università ai privati
Piano di «risparmi»: meno 8 miliardi in 3 anni
Mauro Ravarino

Saranno gli insegnanti le principali vittime del decreto fiscale proposto dal governo Berlusconi, oggi al voto di fiducia alla Camera. Una vera gogna per la scuola e per tutti i settori della conoscenza. L'esecutivo vuole recuperare ben 8 miliardi di euro in tre anni - dicono i sindacati che hanno ottenuto in anteprima una bozza della manovra finanziaria - salteranno quasi 150 mila posti di lavoro: 100 mila cattedre e 43 mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico e ausiliario).
Sotto la fantomatica dichiarazione di guerra ai «fannulloni» si giustificano tagli indiscriminati, con conseguenze pesantissime sull'intero sistema scolastico. Per la Flc-Cgil, «la scuola è diventata la principale fonte di risparmio della spesa pubblica». Obiettivo: debilitarel'istruzione pubblica, accantonare il tempo pieno e addirittura tornare al vecchio maestro unico, per il quale non provavamo certo nostalgia. Queste sono alcune delle ipotesi, inserite nel decreto, che farebbero balzare l'Italia indietro di quasi quarant'anni. Era, infatti, il 24 settembre del 1971, il giorno in cui il tempo pieno diventava legge, prevedendo la presenza di due docenti per classe. Ma gli attacchi non finiscono: caleranno i fondi alla ricerca ed è in cantiere una proposta di privatizzazione delle università, sotto forma di fondazioni.
Il decreto fiscale presenta 174 articoli, attraverso i quali il mondo della conoscenza subirà ampie sforbiciate, tanto da far pronunciare a Enrico Panini un duro atto d'accusa: «Il governo - afferma il segretario generale della Flc-Cgil - scommette sull'ignoranza». In Italia si spende il 2% in meno del Pil rispetto agli altri Paesi europei e, negli ultimi dieci anni, la spesa per ricerca, scuola e università si è ridotta costantemente in rapporto al totale della spesa pubblica: «È evidente - aggiunge Panini - che i risultati di queste decisioni disastrose saranno pagati dal Paese, dai lavoratori e dagli strati meno ricchi».
Vediamo nel dettaglio i punti caldi della bozza, partendo dal settore più a rischio. La scuola sarà sottoposta a un risparmio record di 7,832 miliardi di euro, il 30% dei quali saranno successivamente reinvestiti in politiche contrattuali di incentivazione. Quali le conseguenze? Si parla di un taglio di 100 mila cattedre in tre anni che Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda, considera «uno smantellamento della scuola statale». Gli istituti si spopoleranno anche di bidelli, tecnici e segretari; il personale Ata verrà infatti ridotto del 17%. A tale disastro, si aggiunge una devastazione degli ordinamenti scolastici, che «per la prima volta - commenta Panini - saranno più poveri di quelli precedenti». Al vaglio ci sono il ritorno del maestro unico nelle elementari e una riduzione di ore e materie nella scuola secondaria. Critico anche Francesco Scrima della Cisl scuola: «È un'operazione che porta solo a un depotenziamento della rete territoriale delle scuole, che non potranno più assicurare quel fondamentale diritto costituzionale che è l'istruzione per tutti».
Per quanto riguarda l'università, agli atenei verrà fornita la possibilità di trasformarsi in fondazioni; una norma che - secondo la Cgil - alienerebbe il patrimonio pubblico a favore dei privati. Si rallentano poi gli scatti automatici ai docenti e si dà una stretta alle assunzioni: per il triennio che va dal 2009 al 2011 le università potranno, infatti, assumere nei limiti del 20% dei pensionamenti e del 50% dal 2012. Il fondo di finaziamento ordinario degli atenei subirà un taglio di 500 milioni di euro in due anni.
Infine, arriviamo alla ricerca. Anche qui, la scure di Tremonti non si concede nessuna pietas. Saranno soppressi tutti gli enti di ricerca con meno di 50 unità di personale e per tutti gli altri è previsto un riordino e una riconferma assolutamente non scontata. Gli enti di tutela ambientale vengono riuniti sotto l'Irpa e passano sotto il ministero dell'Ambiente. Per gli enti pubblici di ricerca sono confermate le procedure in vigore dal primo gennaio. Le assunzioni per il triennio 2010-2012 avverranno nei limiti del 80% della spesa complessiva e del 100% del turn over, con un peggioramento rispetto alle previsioni della finanziaria 2007. Ormai è chiaro, il nuovo corso Gelmini si apre con le peggiori prospettive per i lavoratori della conoscenza.

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martedì 1 aprile 2008

L’unico voto utile per una scuola “di parte”

Per rimarcare la funzione sociale della scuola statale, perché la scuola non è un’azienda e pertanto deve promuovere la solidarietà e l’integrazione, soprattutto dei più deboli e svantaggiati.

  • Per promuovere la cultura della ricerca, della sperimentazione e dell’innovazione e non del sapere nozionistico.

  • Per dare un valore alla professionalità dei docenti come educatori e intellettuali, attraverso il lavoro d’equipe e non la competizione tra insegnanti.

  • Perchè tutti abbiano diritto, a prescindere dalla provenienza sociale o geografica, alla crescita culturale e civile.

  • Per valorizzare il ruolo e le diverse capacità degli studenti.

  • Per innalzare, in modo qualitativo, l’obbligo scolastico a 18 anni.

  • Per diminuire le spese scolastiche a carico delle famiglie anche attraverso la gratuità dei testi scolastici in tutte le scuole dell’obbligo.

  • Per aumentare le risorse nella scuola statale , attraverso l'eliminazione dei finanziamenti alle scuole private e la riduzione delle spese militari.

  • Per abolire ogni forma di precariato, per tutelare i diritti dei lavoratori garantendo così una scuola statale di qualità.

  • Per una scuola laica, democratica e pluralista.

  • Per un sistema universitario in cui la formazione e una libera ricerca diventino il motore propulsivo per un cambiamento profondo e qualitativo del nostra economia e della nostra società

  • IL SAPERE NON E' UNA MERCE MA UN BENE COMUNE


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    domenica 30 marzo 2008

    PER IL DIRITTO AL SAPERE

    Il modello di formazione definito dalle riforme Zecchino-Moratti è definitivamente in crisi. I numeri chiusi nelle università, il moltiplicarsi incontrollato delle barriere d' accesso nel 3+2, l' alternanza tra scuola e lavoro nella scuola sono alcuni aspetti di una selezione profonda che avviene nel processo formativo. La profonda relazione tra saperi e mercato ha prodotto un livellamento qualitativo nella didattica e nelle finalità dello studio.
    Abrogare le leggi Moratti-Zecchino è il primo passo per ripensare i luoghi della conoscenza e della formazione.
    Siamo dalla parte di tutti quelli che considerano la conoscenza un diritto di cittadinanza da garantire a tutte e tutti!

    Scarica e Leggi tutto il programma!

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    venerdì 8 febbraio 2008

    Botte e soldi, i nuovi balilla a scuola

    Da Lotta studentesca al Blocco studentesco, piccoli fascisti crescono
    Negli istituti superiori avanzano le due liste dell'estrema destra. Si ispirano al ventennio, si definiscono «rivoluzionari». Ora in molte città hanno in pugno i fondi degli organi studenteschi. Mentre si moltiplicano le denunce di spedizioni squadristiche contro i ragazzi di sinistra.

    Giacomo Russo Spena

    «Sono gruppi ribelli e non conformi», dice un giovane infatuato. Sono i più «duri», aggiunge un secondo attratto dal loro «cameratismo» e machismo. «Sono tornati», ribatte chi ha memoria storica.
    Nelle scuole italiane si torna a parlare di fascismo. O meglio tornano le liste che si ispirano esplicitamente al ventennio e ai suoi valori. L'avanzata a livello elettorale e sociale dell'estrema destra nei licei è un fenomeno dilagante. A nord come a sud. Dalle periferie metropolitane più degradate alle «zone borghesi»: «Cresciamo ovunque», dicono. «Gli studenti hanno bisogno di nuove proposte - spiega un giovane fascista milanese - e noi abbiamo un intento rivoluzionario. Combatti per le tue idee, lotta per la tua patria e ribellati al sistema, sono le nostre parole d'ordine». «Mai più antifascismo» o «Sveglia bastardi, la ricreazione è finita», sono i manifesti che vanno per la maggiore nelle scuole. Con il cartoon Bart Simpson che impersonifica il loro ribellismo. Si torna a fare i conti con chi fa apologia del fascismo: «Benito Mussolini ha creato lo stato sociale in Italia» si legge sui loro siti.
    E la costituzione antifascista? «Me ne frego. Su alcuni punti è carta straccia. Parla invano anche di diritto alla casa e al lavoro, non è la mia costituzione», spiegano. Si rifanno direttamente a sigle maggiori: Blocco studentesco a Fiamma Tricolore, Lotta Studentesca a Forza Nuova, malgrado la consulta vieti la rappresentanza di giovani iscritti a partiti. Gruppi giovanili che, pur avendo tra loro attriti politici e culturali, hanno deciso in molte città di allearsi elettoralmente: «Anche con i badogliani di An - dicono - pur di arrestare i comunisti». Hanno trovato un'intesa programmatica su precisi punti: lotta contro il caro libri, finanziamenti per l'edilizia scolastica e soprattutto l'anticomunismo. Per il resto non hanno molto da spartire, se non «pratiche squadristiche» che loro stessi rivendicano.
    La composizione delle consulte provinciali studentesche, piccoli parlamenti biennali che gestiscono in modo indipendente ben 80 mila euro, evidenziano questa escalation. A macchia di leopardo. «Esiste un problema reale sull'espansione dell'estrema destra a livello giovanile», spiega Valentina Giorda dell'Unione degli studenti, che segnala però una «falsità sostenuta dai media»: «Le elezioni non sono state vinte dalla destra ma da noi». I dati ufficiali del ministero dell'Istruzione confermano. Ma evidenziano anche i successi dell'estrema destra in consulte prima «rosse».
    A Roma, dove ha vinto Azione Studentesca (emanazione diretta di Azione giovani) con l'appoggio decisivo del Blocco, si è verificato uno dei «ribaltoni» più significativi, coi collettivi di sinistra che denunciano «brogli elettorali e ritorsioni agli indecisi nel momento del voto». E se qualcuno si è appellato a Fioroni per «l'annullamento del voto e lo scioglimento della consulta perché illegittima», il «cartello nero» ha risposto alzando il livello dello scontro: «Se il ministro cederà alle pressioni della sinistra, sconcertata dalla clamorosa sconfitta, si ritroverà tutte le scuole in agitazione. Se solo si azzarderanno a mettere in discussione l'esito del voto, sarà il caos».
    La capitale in questi giorni è un fronte caldo: l'8 febbraio mentre Blocco scenderà in piazza per «ricordare i martiri delle foibe», la Consulta studentesca (gestita dalla «cosa nera») ha organizzato, spendendo quasi 5 mila euro, un convegno nel teatro Brancaccio dal nome «Istria, Slovenia, Dalmazia, anche le pietre parlano italiano». «Una convention autoreferenziale che tenterà di trasformare la storia in propaganda, presso cui convergerà una sfilata di vessilli e slogan fascisti», denuncia la rete di studenti autorganizzati che per quel giorno lancia una serie di incontri per «affrontare sul serio la vicenda triestina in tutte le sue implicazioni, senza lasciare spazio a chi elogia il ventennio e vuole riproporne mentalità e cultura di prevaricazione».
    Oltre al caso capitolino, su come vengono spesi i fondi pubblici c'è il problema della scarsa trasparenza e dell'arbitrarietà. Lo ammette anche Cesare Giordina, esponente di As: «Quando governava la sinistra i soldi andavano per iniziative sulla Resistenza, adesso la musica è cambiata». A Verona, dove il presidente della consulta è di Lotta studentesca, verranno stanziate risorse per la sicurezza e contro «le azioni violente degli immigrati nei confronti degli studenti». Stessa pratica in molte altre città del nord: «Clandestini attenti», sostengono sui loro blog con tanto di firma, «giovinezza al potere».
    Ma la «cosa nera» non è unita in tutto. «Il nostro movimento è laico e lotta contro le ingerenze del Vaticano», afferma il portavoce di Blocco Studentesco Francesco Polacchi, che ritiene degli «idioti» quelli che professano l'integralismo cattolico. Chiaro riferimento ai «camerati forzanovisti» che si rifanno a un passato lefebvriano con la famiglia perno centrale della società. Entrambi i gruppi però condividono un sistema valoriale e culturale che va dall'esplicito richiamo al fascismo («Un marmo contro la palude della storia italiana» per dirla alla Gianluca Iannone, leader di Fiamma Tricolore) all'arresto dell'immigrazione (con qualche distinguo) e di «tutte le droghe».
    Per non parlare delle crociate comuni contro i libri di storia, accusati di «propaganda antifascista», per la promozione di «escursioni naturalistiche di tipo futurista» e l'aumento delle ore di educazione fisica («Mens sana in corpore sano»). «Preferisco rimanere a letto piuttosto che fare il guerriero in giro», scherza Giordina che appartiene, come quasi tutto il suo movimento, alla destra sociale di An. «A me - aggiunge - interessa parlare alla società non solo ai fascisti, ci vuole modernità nei contenuti. Certo molti nostri militanti non rinnegano il ventennio mettendosi la celtica al collo. Non ci dimentichiamo del nostro passato». Il loro leader Gianni Alemanno dà l'esempio.
    Chi fa della «militanza fascista a tempo pieno» nelle scuole una parola d'ordine è Lotta studentesca. «Abbiamo attecchito in un mondo giovanile in cerca di riferimenti forti, estremi e stanco di un mondo politicamente corretto», spiega Daniele Pinti che, dati alla mano, si gongola dei risultati: «Abbiamo ottenuto rappresentanti scolastici in istituti storicamente di sinistra, a Roma più di 6 mila voti e vari presidenti per l'Italia. Attrae il nostro stile e il fatto che diamo ai ragazzi delle risposte non solo sulle problematiche scolastiche, ma anche su quello che li aspetta fuori. Su questo abbiamo in cantiere delle azioni divertenti e clamorose».
    Stesso spirito «guerriero» è presente in Blocco studentesco che, come Fiamma, si maschera dietro il politically correct. Sono loro la vera sorpresa delle elezioni scolastiche. «Abbiamo quintuplicato i voti in tutta Italia, nella capitale siamo arrivati a 10 mila voti», afferma Polacchi. E la crescita è stata più o meno omogenea. La vittoria è stata dettata da un programma molto «materiale» e «prossimo» agli studenti: battaglia contro le carenze strutturali delle scuole, in primis. Rivendicazioni che troppo spesso la sinistra abbandona bollandole di «populismo» per dare spazio a lotte più generali. Ma la capacità di Blocco è quella di essere un «animale strano»: fa proprie rivendicazioni storicamente di sinistra (in linea con il passato movimento d'estrema destra «Terza Posizione») come la campagna contro i fondi alle scuole private e lo sviluppo dell'energia solare («Fratello Sole» è il nome del loro progetto di intervento sul fotovoltaico).
    Assente, visti i numeri dei loro cortei, quella capacità di mobilitazione presente nei collettivi di sinistra: tra voto e militanza c'è una differenza. «I fascisti, per fare un'occupazione al liceo Farnesina di Roma, hanno dovuto sudare mille camicie e si sono fatti aiutare dagli esponenti di Fiamma e Casa Pound (centro sociale legato al partito, ndr)», denuncia un ragazzo che preferisce rimanere nell'anonimato per paura. Qui è il punto. La crescita elettorale dell'estrema destra è collegata ad un aumento di azioni «squadristiche» contro ragazzi «sinistrorsi»: Bari, Genova, Roma e l'ultima solo qualche giorno fa a Treviso. Un clima di crescente tensione denunciato dai collettivi autorganizzati che dichiarano di essere «minacciati» quotidianamente da «giovani riconducibili a queste liste fasciste».
    «Lungo è l'elenco di attacchi ai danni di studenti alternativi, omosessuali e rom», ricorda infatti l'Uds. E capita spesso, a sentire le denunce dei collettivi autorganizzati, che Blocco si faccia aiutare dai «fratelli maggiori»: è facile veder volantinare nelle scuole militanti trentenni. In fondo, come dicono, la militanza fascista è a tempo pieno. Tutto fa pensare a una chiara operazione di «intervento» nelle scuole dell'estrema destra, con l'organizzazione militarizzata, da vero partito, delle loro liste studentesche. Per stracciare la concorrenza di sinistra. E ora i «nuovi balilla» potranno anche usare i fondi pubblici delle consulte provinciali.

    da "il Manifesto" 06/02/2008

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    lunedì 31 dicembre 2007

    Università, sbloccati i concorsi arriva l'agenzia di valutazione

    da www.repubblica.it
    di SALVO INTRAVAIA

    SBLOCCATI i concorsi per i professori universitari. E' una delle ultime novità del governo per il 2007 in tema di università. Una notizia attesa da migliaia di ricercatori che aspirano al salto di qualità. La decisione è stata presa durante il Consiglio dei ministri di venerdì mattina che nel cosiddetto
    decreto milleproroghe ha inserito la disposizione che riapre, per il solo 2008, le selezioni per accedere ai ruoli dei professori associati e ordinari bloccate da due anni.

    Ma per il sistema universitario nazionale è in arrivo un'altra importante novità. Nasce l'Anvur: l'Agenzia che darà le pagelle agli atenei italiani. In base a una serie di indicatori, le università più produttive si meriteranno fette più grosse dei finanziamenti statali mentre per quelle meno efficenti arriveranno rimbrotti e ispezioni ministeriali ma soprattutto dovranno accontentarsi di "quel che passa il ministero". Una novità che per il nostro Paese suona come una vera e propria rivoluzione copernicana.

    Riguardo ai concorsi, ha spiegato il ministro dell'Università Fabio Mussi,"la norma, in sostanza, allunga la validità per l'anno 2008 della legge 210 del 1998 (la cosiddetta legge Berlinguer, ndr), con una variazione: a un posto bandito corrisponderà un solo vincitore. Non esisterà più il sistema delle idoneità". Il tutto mentre, continua Mussi, è stato "avviato un piano straordinario per l'assunzione di nuovi ricercatori". I concorsi per i primi 1.050 posti sono già partiti "per ora con le vecchie regole", ma "per i prossimi 3 mila scatteranno quelle nuove già varate". Dunque, "entro il 2009 ci saranno 4.000/4.200 nuovi ricercatori".


    Nuove regole che non sembrano particolarmente apprezzate dall'Associazione nazionale docenti universitari che affida a una nota tutte le sue perplessità. "La nuova legge sui concorsi in discussione alla Camera lascia intatta la divisione della docenza universitaria in tre ruoli (non distinguendo tra reclutamento e progressione di carriera), introduce la libera docenza a termine, gestita dai gruppi dominanti a livello nazionale, e salvaguarda la cooptazione locale. Per un ministro che si vanta di fare la 'rivoluzione' è proprio un bel risultato", conclude l'Andu.

    Ma quello che per il sistema universitario italiano potrebbe tradursi in una specie di terremoto è la nascita dell'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca. I cui compiti saranno "di promuoverne la qualità anche attraverso attività di valutazione, di raccolta e analisi di dati, di consulenza, di formazione e di promozione culturale".

    Lo schema di decreto del presidente della Repubblica prevede che, d'ora in poi, ci saranno più fondi per gli atenei che offriranno maggiore qualità e per gli enti di ricerca che produrranno di più. La valutazione, ha garantito il ministro, consentirà di prendere decisioni su trasferimenti di risorse e quindi di fermare i "finanziamenti a pioggia". L'agenzia entrerà a regime in primavera con la nomina dei sette membri del Consiglio direttivo, cui poi spetterà l'elezione del presidente.

    Sarà la stessa Agenzia "a proporre i criteri per la ripartizione di una quota del fondo annuale ordinario delle Università e degli Enti di ricerca". E per avere un termine di paragone determinerà per ogni ateneo "il costo standard degli studenti universitari". L'organismo, inoltre, in base ai dati raccolti e analizzati e sulla scorta delle ispezioni effettuate compilerà analisi e valutazioni che renderà pubbliche ogni due anni in un apposito Rapporto. Per gli atenei e gli enti di ricerca più brillanti sarà la stessa agenzia che segnalerà al ministero dell'Università "le situazioni che motivano, per l'elevata qualità raggiunta o per un rapido accrescimento di qualità nella didattica e nella ricerca, l'assegnazione di quote aggiuntive premiali del fondo di finanziamento ordinario". Ma saranno segnalate anche "le situazioni di maggiore scostamento dagli standard qualitativi prefissati che richiedano l'attuazione di appositi programmi di rientro, nonché eventuali gravi inadempienze o situazioni di impossibilità ad adempiere alle finalità istituzionali". Una promozione a pieni voti o una sonora bocciatura utile agli studenti e alle famiglie al momento della scelta dell'università.
    (30 dicembre 2007)

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