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domenica 12 ottobre 2008

TORNA IN PIAZZA L'OPPOSIZIONE DAVVERO DI SINISTRA

di Paolo Ferrero

L’11 ottobre, la sinistra d’opposizione
torna in piazza contro il governo Berlusconi e contro Confindustria. Inoltre, si impegna nella raccolta firme contro il lodo Alfano (meglio e più corretto sarebbe dire contro la “legge” Alfano, visto che di lodo ha davvero poco), al fianco di altre forze politiche, dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ai Democratici di Parisi per dire “no” a una legge che ha un profondo significato “castale”: è fatta, cioè, per difendere e salvaguardare una casta, quella di Berlusconi e dei suoi sodali. Una vera legge-vergogna contro cui è giusto battersi.

Per alcuni troppi, mesi dopo la sconfitta elettorale, anche a causa di congressi difficili e dolorosi, siamo rimasti all'angolo, come un pugile suonato. Ora, a partire dall’11 ottobre, la ritirata è finita. Questo sabato saremo in piazza, a Roma, contro il governo e la Confindustria e contestualmente cominceremo la raccolta firme contro quella legge di casta che è il lodo Alfano. Anche in questo modo cercheremo di dimostrare che il governo Berlusconi non ha tutto il consenso di cui si vanta.

Il vero scandalo non è, a mio modesto parere, che il governo Berlusconi governi. E’ già accaduto, come tutti sanno, nel ’94 e nel 2001. Il vero scandalo è che oggi non è più in campo un’opposizione degna di questo nome. Quella del Pd è, al di là delle parole e delle dichiarazioni di questi giorni, una non-opposizione. Né fare opposizione sui temi della democrazia e della legalità, come fa Di Pietro, ci può bastare, anche se è importante. Entrambe queste opposizioni se la prendono solo e soltanto con Berlusconi e con le destre al governo, mai con Confindustria e con le sue politiche sociali ed economiche, ma è proprio Confindustria il vero e principale ispiratore e suggeritore di Berlusconi.

Dobbiamo invece dare vita
e mettere in campo, a partire dall’11 ottobre, a un’opposizione davvero “di sinistra”: contro il governo, contro Confindustria, contro tutti i poteri forti (Vaticano, banche e banchieri, speculatori e finanzieri d’assalto) del Paese. Ecco perché è dall’11 ottobre che può partire (e, ne sono certo, partirà) una dura e seria opposizione di sinistra.

Il cui fine non è la sommatoria tra ceti politici, ma l’idea di fare opposizione dal basso, a sinistra, in difesa soprattutto dei ceti popolari, senza difese di fronte a una crisi economica e finanziaria mondiale dalle proporzioni devastanti. Ecco perché anche un’idea di alternativa di società e di politiche da mettere in campo non può che ripartire da qui, dai bisogni reali e concreti della gente, contro i disastri di un liberismo economico che, come è sempre più evidente, fa acqua da tutte le parti e viene sconfessato anche dai suoi araldi.

Da qui può e deve ripartire anche un coordinamento di tutte le tante e diverse opposizioni oggi in campo, nel campo della sinistra, e non dai ceti politici, le cui sommatorie portano solo ai disastri elettorali che ben conosciamo. Un coordinamento delle opposizioni – politiche, sociali, culturali - questa è la proposta che avanziamo a tutti e a tutte, a partire dall’11 ottobre. Dove vi aspettiamo in tante e tanti per dire che, davvero, “il tempo della ritirata è finito”. Io ci credo, spero saremo in tanti e tante, a dirlo ad alta voce al governo Berlusconi e a Confindustria. L’opposizione torna in piazza.

Roma, Ottobre 2008

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sabato 19 aprile 2008

Assemblea Regionale Sinistra Veneta del 17 aprile

In data 17 aprile 2008 si è riunita a Mestre – Venezia l’Associazione Veneta per la Sinistra, associazione nata prima della campagna elettorale da una due giorni di banchetti nelle piazze di tutto il Veneto che hanno avvicinato e tesserato all’associazione migliaia di persone.

L’incontro del 17 aprile, organizzato dopo una difficile campagna elettorale e dopo un risultato sconfortante e drammatico a livello nazionale ed al livello regionale, aveva come obiettivi quelli di recuperare tutte le persone del veneto che avevano aderito all’associazione dandole fiducia nei valori e negli intenti, di analizzare i motivi del fallimento elettorale ma anche di decidere insieme che futuro provare a darci, delineando insieme un percorso comune.

L’incontro ha visto una forte partecipazione, con delegazioni di tutte le province del Veneto di compagne e compagni aderenti ai partiti della Sinistra Arcobaleno ma anche senza tessere di partito in tasca che, con i tanti ed accalorati interventi, hanno sollevato la questione principale: riflettere sulle cause del fallimento elettorale e rilanciare il soggetto dell’associazione Sinistra Veneta con azioni concrete in tutto il territorio regionale.

Infatti la necessità di ripartire dalla peculiarità del nostro territorio, con le sue complessità in termini di problemi ma anche di risorse, ed il riferirsi ad un sistema di valori comuni, i valori della Sinistra al di là di tutte le differenze più o meno sostanziali dei singoli partiti o dei movimenti/associazioni a cui si appartiene, sono gli aspetti che più sono emersi nei tanti interventi e che dovranno essere la bussola che indirizza il nostro agire.

L’Associazione Sinistra Veneta non intende tralasciare il rapporto ed il confronto con i partiti aderenti alla Sinistra Arcobaleno, pur ribadendo la propria autonomia, intende essere soggetto propositivo nel dibattito aperto all’interno delle forze politiche.

L’Associazione Sinistra Veneta prevede la tanto acclamata “costruzione dal basso” e ci prova a realizzarla, ciò significa: organizzazione di gruppi tematici nei territori che propongano iniziative sulla base delle diverse esigenze rilevate; coinvolgimento, attraverso la ricerca del dialogo e di condivisione pratica di tutti quei soggetti che sperimentano stili di vita sostenibili; attenzione particolare al mondo del lavoro ridiventando interlocutori efficaci dei lavoratori meno privilegiati (dagli operai ai precari); relazione costante con le associazioni ed i movimenti attivi nel territorio.

La costruzione dal basso richiede nuove forme organizzative: un coordinamento regionale e coordinamenti provinciali, comitati di zona e/o su aree tematiche, probabilmente dei portavoce. La struttura non dovrà assolutamente ricalcare la forma piramidale per garantire flessibilità, coinvolgimento, partecipazione, pluralismo. I criteri di questo coordinamento si decideranno insieme alle compagne ed ai compagni aderenti e che aderiranno all’Associazione.

L’Associazione Sinistra Veneta sarà presente con una delegazione all’Assemblea Nazionale dei movimenti aderenti alla Sinistra unita e plurale prevista a Firenze il 19 aprile ed auspica che si possa dar vita, in questa Assemblea, ad un coordinamento nazionale a cui intende aderire e contribuire attivamente.

Intende, inoltre, proporre all’Assemblea di Firenze la possibilità di fare il prossimo incontro nel Veneto, incontro che vorrebbe ragionare sulle nuove forme di organizzazione plurale e partecipata che dovrebbe contraddistinguere il nostro essere ed agire come Sinistra da ora in poi.

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mercoledì 9 aprile 2008

Paolo Ferrero: "Non so immaginare il Comunismo come una tendenza culturale"

'Non so immaginare il comunismo come tendenza culturale'. E' quanto ha detto il ministro Paolo Ferrero, in campagna elettorale in Friuli, rispondendo ad una domanda su quanto affermato oggi da Fausto Bertinotti.
'Sono assolutamente d'accordo - ha spiegato Ferrero - sul fatto che occorre dar vita ad un processo partecipato e democratico di costruzione di una sinistra arcobaleno unitaria e plurale. Proprio perch‚ deve essere un processo partecipato, le caratteristiche della Sinistra Arcobaleno saranno definite da una discussione politica larga e partecipata che coinvolgerà tutti i compagne e le compagne impegnati in questo progetto.
Anche per questo Rifondazione Comunista terrà il suo congresso nei prossimi mesi. Per quanto mi riguarda non so immaginare il comunismo come tendenza culturale; l'unico comunismo che conosco è 'il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente''.

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martedì 1 aprile 2008

Differenza in gioco

Tre parlamentari raccontano la loro esperienza e le proposte "dalla parte delle donne": tra legge 194, legge 40, autodeterminazione, violenza, coppie di fatto, laicità dello Stato, diritti e non solo


INCONTRO DIBATTITO


con la partecipazione di:

Sen. ANNA DONATI candidata al Senato nel Veneto

On.le LUANA ZANELLA candidata alla Camera nel Veneto 1


Introduce
Sen. TIZIANA VALPIANA


Coordinano le donne veronesi candidate


Alessia Berardinelli, MICHELA FACCIOLI,

Daria Ferrari, Maria Rita Serantoni


GIOVEDì 3 APRILE ore 18

Sala "Elisabetta Lodi"

Via San Giovanni in Valle, 13 - VERONA


CITTADINE E CITTADINI SONO INVITATI/E

Verrà offerto il volume “Differenza in gioco in un gioco troppo breve” a cura del Coordinamento delle Parlamentari di Rifondazione Comunista Sinistra Europea

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giovedì 27 marzo 2008

Incontro con Paolo Ferrero

Sabato 29 marzo il ministro Paolo Ferrero (candidato alla Camera nella nostra Circoscrizione, Veneto 1) sarà nella sala circoscrizionale in via Brunelleschi per incontrare l'elettorato dalle ore 10 alle ore 12.
Sarà l'occasione per confrontarsi con lui su temi quali diritti sociali e civili, beni comuni e compatibilità ambientale.

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giovedì 28 febbraio 2008

Il programma della Sinistra Arcobaleno

Di seguito i 14 punti del programma della Sinistra Arcobaleno.

1. Dignità e diritti nel lavoro: la sicurezza

Ogni giorno in Italia muoiono in media 4 persone mentre lavorano. Grazie a una legge voluta dal Governo Berlusconi si può lavorare anche 13 o 14 ore al giorno e spesso per lavorare occorre rinunciare ai propri diritti. Siamo arrivati al paradosso che il lavoro è pagato a prezzi orientali e le merci così prodotte vengono vendute a prezzi occidentali.
La Sinistra l’Arcobaleno propone: una legge che fissi la durata massima del lavoro giornaliero in 8 ore e in 2 ore la durata massima degli straordinari; l’immediata approvazione dei decreti attuativi del Testo Unico sulla Sicurezza sul lavoro e quindi più controlli e più certezza e severità delle pene per le imprese che trasgrediscono le norme.

2. Dignità e diritti nel lavoro: lotta alla precarietà

I lavoratori e le lavoratrici precarie nel nostro Paese sono oltre 4 milioni. È precarietà di vita, non solo di lavoro. La Sinistra l’Arcobaleno propone di superare la legge 30 e di affermare il contratto a tempo pieno e indeterminato come forma ordinaria del rapporto di lavoro; di rafforzare la tutela dell’articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati; di cancellare dall’ordinamento le forme di lavoro co.co.co, co.co.pro e le false partite IVA.

3. Dignità e diritti nel lavoro: salari, fisco e redistribuzione del reddito

Nel 2003 ai lavoratori toccava il 48,9% del reddito prodotto nel Paese, nel 1972 era il 59,2%. Oggi la quota dei redditi da lavoro dipendente è ulteriormente diminuita. Secondo i dati della Banca d’Italia, dal 2000 al 2006 prezzi e tariffe sono notevolmente aumentati e i salari sono rimasti invariati. La Sinistra l’Arcobaleno vuole fissare per legge il salario orario minimo per garantire una retribuzione mensile netta di almeno 1000 euro; propone un meccanismo di recupero automatico annuale dell’inflazione reale; propone di elevare le detrazioni fiscali per i lavoratori dipendenti. La Sinistra l’Arcobaleno vuole introdurre, come avviene in tutta Europa, un reddito sociale per i giovani in cerca di occupazione e per i disoccupati di lungo periodo, costituito da erogazioni monetarie e da un pacchetto di beni e servizi. La Sinistra l’Arcobaleno propone di diminuire il prelievo fiscale per i redditi più bassi portandoli dal 23 al 20%, contemporaneamente di aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie al 20%, di redistribuire il reddito ai lavoratori e alle lavoratrici attuando immediatamente quanto previsto dalla Finanziaria di quest’anno, che destina loro tutto l’extragettito maturato.

4. Laicità: lo spazio di libertà per tutti

Nei Paesi europei più avanzati, e non solo in Europa, i fondamentali diritti della persona sono tutelati e garantiti da una legislazione che ne salvaguarda la sfera personale, nel rispetto della libertà di scelta di ciascuna e di ciascuno. Da noi non è così. La Sinistra l’Arcobaleno afferma l’uguaglianza sostanziale dei diritti delle persone omosessuali e propone il riconoscimento pubblico delle unioni civili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che ognuna e ognuno abbia il diritto di decidere del proprio corpo e della propria vita e propone una legge sul testamento biologico.

5. Libertà e autodeterminazione femminile

Nemmeno negli anni ’70 l’attacco alla libertà delle donne è stato tanto feroce; addirittura c’è chi propone una moratoria contro l’aborto chiamando “assassine” le donne. La Sinistra l’Arcobaleno propone interventi affinché la legge 194 sia applicata estendendo in tutto il Paese la rete dei consultori e introducendo in via definitiva la pillola RU 486 come tecnica non chirurgica di intervento che può essere scelta dalle donne; una nuova legge sulla fecondazione assistita per eliminare gli ingiusti divieti della legge 40, lesivi della libertà di scelta delle donne e del diritto costituzionale alla tutela della salute; una norma che persegua tutte le forme di discriminazione basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

6. La pace, il disarmo

L’Italia è al 32° posto per la ricerca scientifica e al 7° posto nella classifica mondiale delle spese in armamenti. Con i soldi spesi per comprare un solo caccia Euro Fighter si potrebbero costruire 100 asili. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene che vada pienamente attuato l’art. 11 della Costituzione. L’Italia non deve più partecipare a missioni al di fuori del comando politico e militare delle Nazioni Unite. Vanno tagliate le spese per gli armamenti ed avviata la riconversione dell’industria bellica applicando la legge 185. Vogliamo una legge per la messa al bando delle armi nucleari dal nostro Paese. Siamo contrari alla costruzione della nuova base militare a Vicenza ed è necessaria una Conferenza nazionale sulle servitù militari per rimettere in discussione tutte le basi della guerra preventiva presenti sul nostro territorio. Serve una nuova legge sulla cooperazione allo sviluppo.

7. Proteggere il pianeta: un Patto per il clima

Contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici è fondamentale per garantire una speranza di futuro all’umanità: senza adeguate misure ci saranno rischi certi per la salute e l’ambiente. La Sinistra l’Arcobaleno rifiuta il nucleare e propone che entro il 2020 si superi il 20% dell’energia prodotta da fonti rinnovabili e che le emissioni siano ridotte del 20%; un grande investimento pubblico in pannelli solari su tutti i tetti delle case e degli edifici pubblici. L’acqua è un bene comune e come tale deve essere pubblico. La Sinistra l’Arcobaleno propone la ripubblicizzazione dei servizi idrici, una legge quadro sul governo del suolo e l’inasprimento delle pene contro i reati ambientali e le ecomafie.

8. Le “Grandi Opere” di cui il Paese ha bisogno

Sono necessari grandi investimenti per una diversa qualità dello sviluppo e una buona occupazione. Queste sono le nostre “Grandi Opere”: messa in sicurezza del territorio dal rischio sismico e da quello idrogeologico; investimenti per migliorare i servizi di trasporto per i pendolari e la mobilità nelle città con nuove metropolitane, linee tramviarie e mezzi a energia pulita. Nei prossimi 5 anni 1000 treni per i pendolari. Vanno abbandonati progetti inutili e dannosi come il Ponte sullo Stretto, il Mose a Venezia, la TAV in Val di Susa, a favore di interventi su nodi ferroviari urbani, infrastrutture ferroviarie nel Mezzogiorno e potenziamento dei valichi alpini. Investimenti sul trasporto merci su rotaia e sulle autostrade del mare. Riduzione della produzione dei rifiuti, forti investimenti nella raccolta differenziata, misure concrete per il riciclaggio, impiego delle tecnologie più moderne ed avanzate.

9. Il diritto alla salute e le politiche sociali, indice di civiltà

L’Italia destina alla spesa sociale solo il 2,7% del PIL. In Germania, ad esempio, alla spesa sociale viene destinato l’8,3%. Il fallimento e la crisi dei sistemi che hanno introdotto il mercato nella sanità sono la dimostrazione ulteriore che solo il sistema sanitario pubblico e universalistico può dare risposte al bisogno di salute. La Sinistra l’Arcobaleno propone di adeguare il fondo sanitario nazionale al livello europeo, superare definitivamente i Ticket e le liste di attesa, inserire le cure odontoiatriche nei livelli essenziali del sistema sanitario. La Sinistra l’Arcobaleno propone una legge sulla non autosufficienza finanziando un fondo nazionale per almeno 1,5 miliardi di euro, l’aumento del fondo nazionale per le politiche sociali e l’indicazione di livelli essenziali delle prestazioni per eliminare la divaricazione fra regioni ricche e povere. La Sinistra l’Arcobaleno lancia un piano di asili come cardine della rete dei servizi per le bambine e i bambini.

10. La casa è un diritto, non una merce

Dopo un ventennio di politiche di privatizzazione e deregolamentazione del mercato delle locazioni, il costo degli affitti raggiunge oggi il 50% del reddito e anche più e gli sfratti di chi non ce la fa a pagare i canoni sono diventati il 70% del totale. L’Italia spende per la politica sociale della casa un decimo dell’Europa. La Sinistra l’Arcobaleno afferma che non ci possano essere sfratti se non da casa a casa, propone un piano nazionale per l’edilizia sociale a cui destinare 1,5 miliardi di euro, che porti l’Italia al livello europeo, modificare la legge 431/98, abolendo il canale libero. Vogliamo costituire un fondo a sostegno della ricontrattazione dei mutui di chi ha acquistato la prima casa e rischia di perdere l’alloggio ed eliminare l’ICI sulla prima casa non di lusso per i redditi medio-bassi.

11. Convivenza, inclusione, cittadinanza

Gli immigrati in Italia sono quasi 4 milioni, incidono per il 6,1% sul PIL, pagano quasi 1,87 miliardi di euro di tasse. Sono lavoratrici e lavoratori indispensabili per la nostra società, ma sono esclusi dall’accesso a molti diritti. La normativa attuale impedisce l’ingresso legale nel nostro Paese, creando clandestinità e sottoponendo donne e uomini migranti ad una condizione di sfruttamento e precarietà estrema. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene indispensabile l’abolizione della legge Bossi-Fini, e l’approvazione di una nuova normativa che introduca l’ingresso per ricerca di lavoro, meccanismi di regolarizzazione permanente, il diritto di voto alle elezioni amministrative, la chiusura dei CPT, una legge sulla cittadinanza sulla base del principio dello jus soli.

12. Istruzione, formazione, università e ricerca: le vere risorse per il futuro

Gli iscritti e le iscritte alla scuola italiana di ogni ordine e grado sono 7.742.294, le risorse destinate all’istruzione e la formazione sono pari al 3,5% del PIL e non aumentano da molti anni. Nel nostro Paese gli investimenti in università e ricerca rappresentano l’1,1% del PIL contro l’1,87% dell’Europa a 25, il 2,7% degli USA, il 3,15% del Giappone. La Sinistra l’Arcobaleno ritiene la laicità della scuola pubblica fondamentale a partire dal rispetto rigoroso del principio che le scuole private sono libere, ma senza oneri a carico dello Stato. La Sinistra l’Arcobaleno propone la generalizzazione della scuola dell’infanzia, l’estensione del tempo pieno e prolungato, l’innalzamento dell’obbligo scolastico da fare nella scuola e da portare progressivamente a 18 anni; la valorizzazione del ruolo dell’insegnante come intellettuale educatore. La Sinistra l’Arcobaleno propone di aumentare l’investimento pubblico in alta formazione e ricerca, nel corso della prossima legislatura, per raggiungere la media dei paesi OCSE; di rinnovare il sistema università e ricerca, anche con il reclutamento di 3000 giovani ricercatori l’anno per i prossimi 5 anni; di estendere il diritto allo studio elevando a 20.000 euro il limite di reddito per aver diritto alla borsa di studio.

13. Tagliare i privilegi, difendere la democrazia

La questione dei costi della politica non può essere separata dalla condizione generale del Paese: crescono le diseguaglianze e crescono i privilegi. E crescono anche gli intrecci tra affari e politica a partire dalle regioni meridionali ma non solo. La Sinistra l’Arcobaleno propone la riduzione del numero di parlamentari e di consiglieri regionali. La retribuzione dei parlamentari italiani non deve essere superiore alla retribuzione media dei parlamentari degli altri Paesi europei. È necessaria una legge che sottragga ai partiti le nomine, nella Sanità come negli altri settori pubblici, che stabilisca criteri che le Amministrazioni devono rispettare per garantire l’interesse pubblico e i principi del merito.

14. Una informazione libera, pluralista, democratica

L’Italia in questi anni è stata messa più volte sotto accusa dall’Unione Europea per carenza di pluralismo nell’informazione. Secondo l’ultimo rapporto USA sulla libertà di stampa, il nostro Paese occupa il 61° posto. La Sinistra l’Arcobaleno propone l’abrogazione della “Legge Gasparri” e l’approvazione di una vera legge di sistema che imponga tetti antitrust e impedisca posizioni dominanti nelle comunicazioni e nell’industria culturale. È assolutamente indispensabile approvare una vera legge sul conflitto di interessi.

http://www.sinistrarcobaleno.it/

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mercoledì 27 febbraio 2008

Accolto al Senato l'ordine del giorno della Sinistra Arcobaleno: ridistribuzione

“E' stato accolto al Senato l’ordine del giorno presentato dal gruppo unito della Sinistra Arcobaleno, per destinare tutte le risorse dell'extragettito al lavoro dipendente’. Lo ha dichiarato il segretario del Prc Franco Giordano, dopo la seduta di Palazzo Chigi.Via libera del Senato quindi all'odg che impegna il governo a destinare l'extragettito della trimestrale di cassa per ridurre le tasse sui salari. L'ordine del giorno della Sinistra Arcobaleno, su cui il governo ha dato parere favorevole, è stato votato anche dal Pd, mentre An si è astenuta e Fi, Udc e Lega non hanno partecipato alla votazione. L'odg impegna il governo ad “emanare un provvedimento urgente con il quale predisporre una prima detrazione per i redditi da lavoro dipendente più bassi”.

Ora occorre dare subito attuazione al provvedimento, perché “c’è un’Italia che non ce la fa ad andare avanti, appunto quella del lavoro dipendente”. Ha proseguito Franco Giordano, arrivando alla manifestazione per presentare l'accordo con il Pd per il Comune di Roma.

"Eccola l'utilità del voto – ha aggiunto - se non ci fossimo noi quell'ordine del giorno non ci sarebbe, e adesso vogliamo che venga accolto e che a esso si dia seguito".

"E’ un'esigenza indilazionabile”. E’ categorico Fausto Bertinotti, leader della Sinistra Arcobaleno. A margine di un incontro con i dirigenti dei partiti della sinistra, Bertinotti risponde ai cronisti che gli chiedono un commento sull'approvazione dell’ordine del giorno che impegna il Governo a ridistribuire il 'tesoretto'. “E’ sempre troppo tardi, ma non si può non tentare tutto il possibile per lenire almeno in parte questa ferita così diffusa e acuta: la perdita di potere d'acquisto dei salari".

Per Bertinotti bisogna “tonificare il mercato interno. Questa è un'idea di politica economica. L'altro auspicio è una riflessione - sottolinea ancora - sulla crisi della coesione sociale che scaturisce dalla perdita di potere d'acquisto”. L'approvazione dell'ordine del giorno al Senato per il leader della Sinistra arcobaleno è indispensabile, ma “si deve mettere all'ordine del giorno una grande politica fiscale. - Bertinotti avverte - Non basta dire che si aumentano i salari ma va indicata la ricetta”.

E Giordano ritorna sulla sostanza del programma elettorale. Il leader di Rifondazione osserva che "a noi nessuno dirà mai che il programma elettorale è scopiazzato, per cui di voti utili non ne vedo altri - conclude Giordano - tranne che quello per Sinistra Arcobaleno, come dimostra l'ordine del giorno presentato al Senato".

Anna Maria Bruni www.rifondazione.it

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sabato 9 febbraio 2008

Il senso della sinistra

da Il Manifesto 8/02/2008
Gabriele Polo

Il centro(sinistra), cioè il Pd e la sinistra, cioè la cosa rossa(arcobaleno), andranno divisi a contrastare l'annunciata vittoria elettorale di Silvio Berlusconi. Più che un bene o un male è l'inevitabile esito di un'esperienza fallimentare di governo e di due mondi che hanno convissuto per un paio d'anni da separati in casa. E', anche, il risultato di un antiberlusconismo tutto concepito in chiave istituzionale, senza mai affrontare i nodi dell'autobiografia nazionale che ha stravolto l'Italia, dagli anni '80 a oggi. E che ora si appresta a normalizzare e rendere strutturali le pulsioni più grigie del paese. Diciamo allora che questo marciare divisi è un'operazione di verità, in cui è bene che ciascuno faccia la sua parte e giochi le proprie carte, pensando al futuro ma senza dare per chiusa (a destra) la partita elettorale. Veltroni lo farà con la logica del contenitore omnibus. Vedremo poi come userà i (tanti) voti che raccoglierà e se avrà il coraggio di evitare le trappole berlusconiane, come - invece - non ha fatto negli ultimi mesi, schivando il trabocchetto della «legislatura costituente», che implica già da subito un atteggiamento «gentile» nei confronti dell'avversario. La sinistra, invece, appare più incerta, pur essendo chiamata a una sfida persino più grande, cioè a rifondarsi non solo con un'alleanza elettorale ma con un'operazione culturale e politica che costruisca le basi di un'alternativa possibile al luogo comune del capitalismo (più o meno compassionevole) come stato di natura. Insomma, deve ridare un senso alla propria esistenza.
Rifondarsi in campagna elettorale è operazione ardua. Sulle elaborazione prevale inevitabilmente la propaganda, sulla riflessione il chiasso. Però un'operazione costituente (questa sì) andrebbe fatta, per evitare - almeno - che la Sinistra/l'Arcobaleno si riduca a un'episodica esperienza elettorale. Ed essendo già nel tunnel del voto è inevitabile che diventi centrale il modo in cui si formeranno le liste.
Le premesse non sono splendide. La fretta ha portato alla designazione di un candidato leader deciso in una stanza. E va bene. Ma almeno ci si risparmi lo stessa prassi e la deriva del manuale Cencelli (edulcorato da qualche illustre «indipendente») per i candidati a camera e senato. Poiché in questo caso il metodo è sostanza. Se la «cosa rossa» vuol avere un futuro non può che aprire le proprie porte, far «nascere» i candidati «dal territorio», attraverso assemblee aperte e decisioni trasparenti. Si dice di voler «rappresentare» le istanze della società «sotto botta»: sarebbe paradossale se, di fronte a un Veltroni che ingaggerà un po' di tutto, compresi molti non professionisti della politica (dai montezemolini ai loro operai), la sinistra si presetasse agli elettori con pacchetti chiusi in puro stile partitico. Un metodo inverso, aperto, ridarebbe un po' di valore alle pratiche democratiche, portando energie, esperienze e intelligenze che aiuterebbero anche un rinascimento politico, culturale: un senso.

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Montezemolo si «interessa» al programma Pd. La Sinistra riparte dalla ThyssenKrupp

Mentre la Fiat diserta il tavolo sulla sicurezza, il suo presidente incontra Veltroni e plaude al suo programma elettorale Domani a Torino l'Assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici del Prc, messa «a disposizione de la Sinistra l'Arcobaleno»

di Anubi D'Avossa Lussurgiu

La campagna elettorale è iniziata: in realtà da tempo, ben prima della firma apposta dal presidente della Repubblica al decreto di scioglimento anticipato delle Camere. La campagna elettorale del centrodestra, soprattutto del leader di sempre Silvio Berlusconi, addirittura non è mai finita, da quella scorsa del 2006. E la campagna del Partito democratico guidato da Walter Veltroni è iniziata dal momento stesso della sua formazione, anzi dal momento stesso dell'elezione con le primarie del segretario.

Quelle che mancano ancora sono le candidature. Ed è per questo che, dai giorni scorsi e per le prossime tre settimane, esse rappresentano il maggior assillo delle grandi leadership. Soprattutto del Cavaliere che, dovendo affrontare ad un tempo la sfida "solitaria" veltroniana e le pressioni degli altri «soci fondatori» per delimitare l'alleanza, deve provvedere di persona a garantire i «micro-organismi», non ultimo l'inventore della definizione, Mastella, perciò incontrato ieri.
Per parte sua Veltroni ha meno problemi, o meglio ne ha di altri. Cercando di slanciarsi nelle vesti dell'Obama italico, ha tre giorni fa comunicato il più interessante dei suoi pensieri ispirati, quello di candidare «operai e precari». Poi però ai giornali sono giunte voci di ben altro assillo del Pd: l'arruolamento di Luca Cordero di Montezemolo, che lavora ai vertici della catena di montaggio degli utili padronali, come presidente della Ferrari, della Fiat e della Confindustria.
E' stato proprio lui, Montez, il primo ad applaudire ieri il programma elettorale veltroniano: forse perché è stato anche il primo ad averlo letto. Ma questa è una battutaccia: in verità se l'è fatto spiegare proprio da Veltroni, con lui appartatosi dopo averlo incontrato alla presentazione del libro Cowboy democratici di Maurizio Molinari. E' dopo tale colloquio che Cordero ha esternato: «Abbiamo parlato del programma del Pd, che a noi interessa molto». A noi, che non è un plurale maiestatis . Poi, naturalmente, il presidente della Confindustria ha messo le mani avanti rispetto a qualsiasi sospetto di partigineria - e pour cause - : «Vediamo tutti - ha detto - aspettiamo che si materializzino i programmi». Ma ha comunque confidato: «Siamo anche in contatto con il responsabile del Pd (per il programma, ndr ), Morando». Quanto alle suggestioni statunitensi in argomento nell'occasione di ieri, Montez ha solo concesso questa lapidaria ed esemplare sentenza: «Cambiare per crescere credo che sia un tema fondamentale nel nostro Paese, così come cambiare per essere migliori lo è negli Stati Uniti». Noi, di migliorare non s'ha speranza: al massimo si può "crescere", ovviamente nella misura dei profitti.
Come sia possibile farsi apprezzare dagli «operai della Thyssen Krupp», pure citati da Veltroni giorni prima, e da quest'altro punto di vista (in effetti raccolto in colloquio riservato prima della presentazione del libro, visto che ritardava proprio per un guasto all'allarme antincendio...), sembra essere la scommessa veltroniana. C'è solo da annotare che in una delle sue tre qualità presidenziali, quella che lo vede a capo della Fiat, lo stesso Montez si era appena reso responsabile dell'assenza del suo gruppo industriale dal tavolo convocato al Ministero della Salute per la verifica dell'applicazione della legge 123 del 2007: che è quella per la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Anyway , tanto per restare in tono, ogni campo politico ha i suoi problemi e i suoi imperativi: e certo sono diversi quelli della sinistra che, come Veltroni si è premurato di chiarire bene, è tutt'altra cosa dal Partito democratico. E che di imperativi ne ha uno principale: aprire lo spazio per costruire, anzitutto socialmente e culturalmente, l'opposizione del prossimo futuro in questo Paese. Così, se è pur vero che quanto ad affanni elettorali anche il nuovo esperimento unitario delle forze di sinistra non ne ha pochi sotto il suo arcobaleno, le sue tappe sono appunto diverse. Non dev'essere proprio un caso che, esattamente all'indomani dell'odierno svolgimento del confronto formale con il Pd, il primo appuntamento sarà l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori del Prc-Sinistra europea, convocata a Torino: e proprio davanti allo stabilimento della Thyssen Krupp teatro del rogo letale per sette operai.
Un tempo si sarebbe detta "conferenza operaia", quella che Rifondazione comunista tiene domani. Però in questa quando si dice «lavoro» si specifica «quello operaio», sì, ma anche «dei call center, dell'agricoltura, dell'industria e dell'edilizia, del pubblico impiego e dei servizi, delle false partite iva»; e si conclude con «quello precario». E quando si evoca l'esempio dell'orrore della Thyssen Krupp, si parla di «una grande fabbrica» ma anche della «potente multinazionale» che la possiede, di delocalizzazione, della «notte, che non è fatta per lavorare», di «dodici ore consecutive in fabbrica»; e si conclude «non è questo il lavoro che vogliamo». E tutto ciò lo si mette «a disposizione di un soggetto nuovo, unitario e plurale: la Sinistra l'Arcobaleno».
Da qui si comincia. Come si comincia da altri grandi nodi, che sono nella vita di ognuna e di ognuno e che sono sfumate nel polverone della crisi. La civiltà dei diritti e l'autoderminazione delle persone. La questione ambientale e la difesa della Terra. La pace nel mondo e la costruzione d'una Europa per la pace. La questione morale e la trasparenza della democrazia. Sono le sfide che gli altri campi politici non possono e non vogliono riunire e sulle quali non possono e non vogliono impegnarsi: per questo, sono le sfide della sinistra.



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mercoledì 23 gennaio 2008

PER UNA SINISTRA NUOVA, UNITA E PLURALE


Valpolicella: Mozione finale approvata il 13 gennaio 08.

Le compagne e i compagni che hanno partecipato alla giornata di approfondimento sul percorso unitario a sinistra di Pedemonte indetta dalla sinistra europea hanno dato vita a una ampia discussione politica a partire dalle comunicazioni di Renato Cardazzo, Walter De Cesaris e Nicola Atalmi (a nome dei consiglieri regionali Pettenò e Bettin e dai regionali dei partiti (prc pdci verdi sd).
Le compagne e i compagni intervenuti hanno manifestato il loro accordo e disponibilità in queste direzioni.
1) Contribuire ad accelerare nelle singole realtà territoriali e a livello regionale i processi di creazione di spazi politici unitari e di aggregazione delle formazioni politiche che hanno dato vita alla Sinistra e l’Arcobaleno congiuntamente alle associazioni, ai gruppi, ai comitati e alle singole persone che condividano la bozza della carta di intenti e che sono interessate ad elaborare una carta del “ Veneto che vogliamo”
2) Partecipare all’avvio della costituzione dell’ ”Associazione Forum Sinistra Veneta per la Sinistra e l’Arcobaleno” realizzata con una articolata fase di ascolto e di partecipazione attiva e paritaria dei soggetti attivi sul terreno delle pratiche sociali.
3) Promuovere anche attraverso l’Associazione le iniziative pubbliche di ascolto e di consultazione per il 23 e 34 Febbraio, in occasione delle giornate promosse dalla sinistra l’arcobaleno in tutto il paese, dove raccogliere anche l’adesione di massa all’Associazione.
4) Appoggiare l’indizione di una iniziativa antirazzista e antixenofoba a Verona per il 25 Aprile, provando a darne una dimensione nazionale
5) Partecipare ad una grande assemblea dei rappresentanti istituzionali della Sinistra-Arcobaleno, coinvolgendo non solo gli eletti dei partiti ma anche le esperienze delle compagne e compagni presenti nelle molte liste civiche dei comuni medi e piccoli.
6) Collaborare ad una grande iniziativa regionale, un percorso di confronto sul nodo del lavoro, per analizzare i processi reali e costruire proposte specifiche per la sicurezza, i diritti e la valorizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori.
7) Partecipare alla ricostruzione di una relazione e di un confronto puntuale con le realtà del veneto che esprimono conflittualità e progetti di alternativa sui nodi ambientali e del modello di sviluppo

L’assemblea fa propria la richiesta di moratoria per la costruzione della nuova base americana al Dal Molin di Vicenza e intende contribuire attivamente alla ripresa di una più generale mobilitazione contro la guerra, il bellicismo e le spese militari, per rimettere in campo la cultura della cooperazione e della solidarietà tra i popoli


Le compagne e i compagni partecipanti all’incontro regionale promosso dal Forum Sinistra Europea Alpe Adria e dal Forum Sinistra Europea Socialismo XXI - 12/13 Gennaio 2008 Pedemonte di S. Pietro in Cariano (VR)

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lunedì 24 dicembre 2007

Fuori e contro

da Il Manifesto 20/12/2007
Gabriele Polo

Il governo ha rinunciato al varo del decreto sicurezza. Bene, era un testo pasticciato e pieno di schifezze un po' razziste scritte sull'onda di un terribile fatto di cronaca. Ma il ministro Chiti ne annuncia una nuova versione. Chissà che faranno. Di certo è che le norme sull'omofobia ne saranno escluse: erano il tentativo fatto dalla sinistra per «riequilibrare» un testo che guardava solo a destra: se ne parlerà in altra sede. E anche qui vedremo che ne sarà, ma di certo gli unici vincitori della partita sono la senatrice Binetti e la pattuglia teodem. Dal punto di vista politico - e temiamo anche nel merito - è l'ennesimo schiaffo a sinistra, l'ultima prova di un governo che si regge su una maggioranza di centrosinistra ma che persegue una politica di centro. Se non peggio. Di esempi - dalle pensioni al welfare, dai diritti per gli omosessuali ai rospi delle missioni militari all'estero - se ne potrebbero fare molti. Non è un problema? Crediamo di sì. Non perché ci aspettassimo un Prodi bolscevico - o semplicemente socialdemocratico - ma perché le delusioni hanno superato le peggiori aspettative. E, soprattutto, perché le persone in carne e ossa (quelle che votano e quelle che vorrebbero partecipare alla vita pubblica) giudicano sui fatti e misurano la distanza che c'è tra le enunciazioni e le azioni. Non vogliono essere imbrogliate.
Lo ricordiamo perché in questi giorni ci sono giunte parecchie critiche sulla freddezza con cui il manifesto ha seguito il difficile parto del nuovo soggetto unitario della sinistra. E' vero, siamo stati un po' «distanti», forse inadeguati. Ma, soprattutto, non siamo andati al fondo dei problemi. Che non sono solo quelli derivanti dalle continue rotture dentro la neonata creatura sui fatti della politica quotidiana (a partire dalla riforma elettorale), ma soprattutto nella distanza esistente tra la volontà di dar vita a un soggetto politico dotato di autonomia (non solo dal governo, ma dalla «cultura» che determina i suoi atti) e le pratiche quotidiane cui sono costretti i partiti che ne sono fondatori. Cosa che delude e allontana la partecipazione di migliaia di persone. Non crediamo sia per «cattiveria», ma perché è ben difficile che un'alternativa possa nascere spendendo tutte le proprie energie nella battaglia parlamentare o di governo (con risultati scarsissimi, come si è visto), senza fissare delle discriminanti di contenuto che collochino «la sinistra-l'arcobaleno» fuori e contro gli assetti di potere dati. Almeno su cinque questioni: i diritti civili degli individui, le condizioni del lavoro subordinato, la mercificazione dell'ambiente e dei beni comuni, la contraddizione di genere, la scelta pacifista. Questioni che comportano pratiche radicali e l'individuazione di un avversario: le chiese e gli integralismi, l'impresa capitalistica, il modello di sviluppo, la subcultura maschilista, chi esercita la guerra come asse delle relazioni internazionali. Su questo - almeno su questo - si misura la nascita di una cultura, di una forza alternativa, di una pratica politica. Altrimenti ci si limita a constatare (e magari sostenere) la richiesta d'unità a sinistra, senza la possibilità di renderla concreta, di darle visibilità e credibilità.
E' una strada difficile, in opposizione all'esistente, che dichiara esplicitamente l'impossibilità di alleanze subordinate a chi - come il Pd - pratica un liberismo moderato. Però è obbligatoria per un progetto che abbia respiro e futuro. Su questo il manifesto può spendersi portando in dote la propria indipendenza politica e giornalistica. Ma senza questa chiarezza ogni relazione con la «cosa» rischia di tradursi in tifo o freddezza. Che servono a poco o nulla.

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La sinistra e le persone diventate cose

da Liberazione 24/12/2007
Marco Revelli

Sono del tutto d'accordo con Rossana Rossanda quando, nelle ultime righe del suo editoriale su questo stesso giornale, chiama i partiti della "grande S" a una prova di rapidità e di responsabilità. Ad "andare subito al massimo di unità d'azione", senza mollare finché non abbiano chiaro cosa (per poco che sia) li tiene - e ci tiene - assieme. E soprattutto a prendersi sul serio come passaggio, finendola di "chiuderlo ad ogni momento".
Dice proprio così: "come passaggio". E non potrebbe dirlo meglio. Perché questo significa, per come lo leggo io, che nessuno è, oggi, con la propria identità e struttura, la soluzione. E nessuna soluzione organizzativa che venga posta in essere nella transizione attuale, può essere considerata definitiva. Un passaggio non è un contenitore. Men che meno la strutturazione di un'identità già definita. E' un punto di scorrimento e di superamento. Una breccia aperta in un muro. Un "ponte", appunto, su cui transitare dal territorio politico terremotato che abbiamo di fronte (l'alluvione di cui parla Rossanda) a una forma della politica inevitabilmente altra rispetto a quella di cui subiamo e soffriamo oggi la crisi.
Nessuna, delle attuali formazioni partitiche della cosiddetta "sinistra radicale" è - io temo - da sola in grado di traghettare alcunché: rischiano di essere, ognuna presa a sé, quale più quale meno, liane sottili che pendono da rami ormai quasi secchi. E forse neppure la loro somma aritmetica (quella algebrica rischierebbe di sfiorare lo zero), la giustapposizione delle rispettive strutture organizzative, il coordinamento dei loro gruppi dirigenti, basterebbe a costituire un ponte ampio a sufficienza per sostenere l'esodo dal nostro pessimo presente. Ma il segnale offerto, l'apertura, appunto, di un varco, la dichiarazione di una volontà non ammalata di miopia e di autoreferenzialità, quello sì forse potrebbe rimettere in moto la moltitudine di soggettività che ora affondano nella palude del fallimento della sinistra politica d'inizio secolo. Riattivare un processo di elaborazione collettiva che ci restituisca la possibilità di pensare un diverso esistente possibile.
Per questo mi lasciano freddo, e dopo un po' mi infastidiscono, i capelli spaccati in quattro sulle questioni delle rispettive identità (tutte, d'altra parte, vistosamente danneggiate). E dei rispettivi confini (tutti, da tempo, diventati più porosi di quelli degli Stati nazionali). Così come mi spaventano i balli sul ponte del Titanic, a misurare le rispettive vocazioni governative o le complesse compatibilità genetiche, confondendo la legge elettorale con la legge darwiniana della selezione della specie, e guardando ognuno ai dati effimeri dei sondaggi mentre l'acqua nelle stive continua a salire. Avrei voluto che sei mesi fa, e poi subito dopo il 20 ottobre, e magari prima della discussione della finanziaria, i quattro partiti della "cosa rossa" si fossero messi d'accordo non su tutto, nemmeno sulla maggior parte delle questioni ma, che dire?, su tre, quattro punti qualificanti - magari in tema di pace e di guerra, di migranti e razzismo, di sicurezza sul lavoro e di laicità dello stato -, su cui non tornare più indietro. E su cui ricominciare il dialogo con la "loro gente", quali che fossero le reazioni di Dini o Mastella.
Questo per quanto riguarda il metodo. Per quanto riguarda invece il merito, l'editoriale di Rossanda mi lascia più dubbioso. In particolare là dove richiama un tema che da tempo viene ripetendo con tenacia: la questione della centralità del rapporto tra capitale e lavoro. L'oscuramento del ruolo e della crucialità del lavoro salariato. Intendiamoci, la questione è decisiva - l'abbiamo misurato, con dolore e disperazione, nel caso della Tyssen-Krupp -, e la sua scomparsa dall'agenda politica e finanche dal lessico del discorso pubblico è a sua volta il segno di una crisi mortale del "politico". Di una sua separazione drammatica dal "mondo della vita", come ha di recentemente affermato Fausto Bertinotti
E tuttavia, temo che non basti riaffermare che "invece il salariato non è mai stato così esteso" nel mondo e anche nelle nostre società avanzate, per superare l'impasse. Né sarebbe sufficiente che gli intellettuali, chierici traditori, ritornassero a richiamare l'analisi scientifica di Marx riparando almeno in parte al loro tradimento. L'oscuramento, temo, continuerebbe. Forse ci sentiremmo meno soli nella comunità dei dotti, ma là in basso, dove si continua a lavorare e misurare con i propri corpi la materialità del lavoro, temo che la solitudine non si attenuerebbe. Né la consapevolezza crescerebbe.
Il fatto è che, pur nella permanenza quantitativa dell'esercito del lavoro salariato, esso non produce più "soggettività" antagonistica e organizzata. Protagonismo storico. Il capitale variabile, per usare le categorie di Marx, non si fa più soggetto sociale. Rimane nella sua forma "economica" di lavoro vivo dominato dal lavoro morto. Anzi: trapassa silenziosamente, ma massicciamente, nella dimensione "oggettivata" del "capitale fisso", man mano che la vita stessa dei lavoratori, l'insieme delle loro funzioni relazionali e mentali, la totalità della loro dimensione vivente viene trasformata in mezzo di produzione. Nell'epoca in cui il capitale entra nella vita del lavoratore e se la incorpora nella sua totalità, trasformando ognuno di noi in un pezzo di capitale, e non in quello, appunto, "variabile" - la parte destinata alla riproduzione della forza-lavoro, alla remunerazione delle risorse necessarie a vivere -, ma in quello "fisso", composto un tempo dalle macchine, dai prodotti del sapere accumulato negli oggetti meccanici, e costituito, oggi, anche da sezioni delle nostre menti. Dai saperi incorporati nei nostri cervelli, e diventati parte dell'apparato cognitivo e produttivo. Dalle nostre funzioni linguistiche, con cui elaboriamo il tessuto comunicativo che fa funzionare il sistema flessibile della produzione postfordista. Delle nostre relazioni informali, diventate funzioni essenziali dell'organizzazione a rete delle imprese. Così come i nostri Tfr, i nostri salari differiti e le nostre vite future si fanno, a loro volta "capitale finanziario". E i nostri salari impegnati nel credito al consumo entrano nel circuito del capitale circolante, che ci comanda più di quanto non facesse ieri il "capo" imponendo di lavorare sempre di più per pagare le rate dei debiti, o il mutuo della casa, e comunque ciò che già abbiamo consumato...
E' questo nostro "farci capitale", con i nostri corpi e con le nostre menti, e con il nostro futuro già "impegnato", nell'epoca del capitalismo totale e personale, che rende così problematica la costituzione del lavoro salariato in soggetto antagonistico. O anche solo in identità distinta, e capace di stare nella storia e nella società come identità distinta. Che ne terremota l'identità pregressa, e ne rende così problematica la rappresentanza, e fin anche la rappresentazione. La costruzione di un racconto condiviso, in cui le diverse figure del lavoro possano riconoscersi.
Ed è per questo che mantenere aperto il "passaggio" è così importante. Perché le acque non si richiudano prima che la parola torni a farsi sentire nell'universo altrimenti muto delle cose (degli uomini trasformati in cose)

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